La questione napoletana

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dic

28

Il male minore e la maggioranza relativa

Autore: Francesco Floro Flores


Nella nostra dialettica quotidiana, sempre più spesso si sente dire ho scelto ‘il Male minore’. L’espressione viene accompagnata da compiacimento di chi ha valutato con attenzione e ponderazione la sua scelta, e poi con giudizio e senso di responsabilità ha optato per il Male minore.

Chiedergli se c’era una scelta giusta, che non provocasse alcun male è tentativo vano. Egli o Ella vi illustrerebbe le varie soluzioni tutte intrise di un aspetto negativo. Chi ascolta con distrazione potrebbe convenire e convincersi della validità delle tesi esposte, ma chi volesse veramente valutare con attenzione la storia che ha portato al Male minore, si renderebbe conto, che nelle valutazioni c’è molto egoismo, abbondante mediocrità, difficoltà a sostituire il proprio interesse a vantaggio dell’altro, ed il Male minore l’unica soluzione. 

Il Male minore è il lento progressivo abituarsi al Male. 

E così due genitori che si separano hanno scelto il Male minore, forse lo hanno fatto per il bene dei figli, i politici nelle loro scelte quotidiane scelgono sempre più spesso il male minore, e le scelte dell’imprenditore si ispirano al Male minore. 

Lentamente il Male minore si è appropriato delle famiglie, della società e delle imprese, senza che la nostra coscienza sia più in grado di reagire, curata omeopaticamente dal Male minore. 

L’assuefazione al Male minore è l’aspetto più negativo della questione. Bisogna convincersi che la parola Male non puo’ essere accompagnata dall’attributo minore, e che un Male minore rimane un Male. 

Ma di più bisogna far rinascere in noi la consapevolezza che esiste SEMPRE un’altra via al Male minore, che è quella della comprensione, del sacrificio della condivisione del rispetto degli altri.

Così come non ha senso esprimere un Male ‘minore’, altro controsenso è rappresentare la maggioranza ‘relativa’. 

Perdere di vista per molti il concetto di ‘maggioranza relativa’ distorce di fatto la realtà. 

Un partito, gli azionisti di un’azienda, ma anche i giocatori di una squadra, chiunque insomma, dice di governare con la maggioranza , se questa è relativa dice una cosa non vera. 

La parola maggioranza esprime chiaramente che in un’insieme si ha la maggioranza se si supera ovviamente il 50% dei componenti dell’insieme stesso. Ma questa è la maggioranza assoluta, o se volete , la definirei meglio la Maggioranza vera, che si distingue dalla relativa, che si potrebbe più chiaramente esprimere come la Maggioranza falsa. 

Politicamente se vota per esempio il 70% degli elettori (grande partecipazione) ed io acquisisco il 40% dei voti (grande successo) ho dalla mia parte solo il 28% degli elettori aventi diritto. VERAMENTE UNA MINORANZA eppure tanto basta a raccontare che si rappresenta la maggioranza del paese, e su questa teoria tante altre costruzioni poco attendibili. Il danno forte è il convincimento di chi non è solidale con l’eletto di rappresentare una minoranza e di sentrsi sfiduciato nelle proprie azioni e nei propri convincimenti. 

Cosa produce la maggioranza relativa nelle grandi aziende. Semplicemente che avendo la maggioranza relativa, cioè quella falsa, che però mi consente di comandare l’azienda, che di fatto non è mia, distolgo ricchezze, e commesse verso le aziende veramente mie, dove ho la maggioranza vera, spogliando di fatto l’azienda da me comandata. Non cito casi davanti agli occhi di tutti. 

Ma continuando con gli esempi anche più banali, in una squadra di calcio, per esempio, pochi calciatori condizionano il gioco o le scelte dell’allenatore, pur non rappresentando la maggioranza assoluta. 

 Ho voluto scrivere sul tema, perchè sarebbe auspicabile una società in cui, si avesse consapevolezza che il Male minore è Male, e chi ha avuto il potere per una maggioranza relativa, lo gestisse nel rispetto degli altri e con la consapevolezza che egli, comunque rappresenta una minoranza.

lug

28

La tangenziale di Napoli

Autore: Francesco Floro Flores


<!–[endif]–>Forse pochi lo sanno, ma la tangenziale di Napoli, credo abbia un primato mondiale: è l’unica strada cittadina, ad essere a pagamento. In effetti conosco la tangenziale di Genova, di Siena, di Torino e di Milano e di Bologna…

Nessuna di queste è a pagamento. Perchè Napoli lo è? Io non lo so, qualcuno di Voi lo sa? Come è possibile la nostra unicità ed il nostro primato. Potrebbe essere interessante intorno al tema darsi un po’ tutti da fare per comprendere il mistero Tangenziale. Magari ce lo auguriamo, la ragione è giusta. Il pagamento è dovuto.
Sì, ma se così è, perchè torturare i napoletani, dopo averli mortificati al pagamento, e costringerli a file interminabili. La tangenziale costa ai Napoletani circa un’ora in più al giorno, per raggiungere il proprio posto di lavoro. A chi la utilizza con maggiore frequenza molto di più. Si potrebbe più semplicemente tassare in modo sobrio, con una sovrattassa minima i napoletani residenti nel comune, (una tantum all’anno) ma lo estenderei alla provincia, e con telepass dedicati consentire il traffico veloce senza sosta. Mettere una sovrattassa a chi viene dall’esterno città (una sorta di tassa all’ingresso, che compenserebbe lo sconto fatto  ai napoletani).

Rimarrebbe comunque ingiusto, ma almeno ci libererebbe dalle torture della coda, che in termini di tassa quotidiana costa molto di più. E libererebbe tante risorse (dipendenti della tangenziale) che si potrebbero dedicare a lavori più interessanti, soprattutto per loro stessi.

Spero che su un tema semplice, del genere, possa sentire voci costruttive e propositive che consentano, prima di capire e poi di agire.

giu

29

Lo Sport: risorsa sociale ed economica

Autore: Francesco Floro Flores


Ho avuto per molti anni una squadra di calcio, il Capri, militante nel torneo regionale di Calcio Campano. Un po’ perché mi è sempre piaciuto il calcio, molto perché ero affascinato dall’idea che il marchio Capri potesse attrarre forti sponsorizzazioni e raggiungere livelli professionistici.
Per varie ragioni ciò non è stato possibile, ma molte cose viste e fatte sono concrete ed ancora valide.
La prima constatazione é rappresentata dal fatto che la percentuale di ragazzi meridionali, in particolare campani, é superiore alla media delle altre regioni. In particolare nel Calcio esportiamo talenti che, però, devono fare la loro trafila al di fuori delle squadre locali, Napoli incluso. Economicamente parlando in effetti questi ragazzi sono una grande risorsa, che purtroppo, come i giovani ricercatori di successo, devono lasciare la loro città natale. Loro con l’ulteriore penalizzazione di lasciarla da adolescenti.
Una delle principali ragioni è nella mancanza di strutture adeguate allo scopo. Quando andavamo in Trentino in ritiro, tutti i paesini avevano più di una struttura di eccezionale livello, sia nell’infrastruttura che nella qualità degli insegnanti. Sono strutture polivalenti e quindi adattate non solo al Calcio, ma anche all’atletica, alla ginnastica…
Al contrario, tutte le strutture campane sono in generale degradate e solo pochissime hanno il prato in erba. La maggior parte sono comunali e sono onerose per la comunità.
Il comune di Napoli ha circa sette strutture di sua proprietà tra cui il Collana, il Signorini…tutte in uno stato di fatiscenza.
Perché non affidare queste strutture con gare pubbliche a privati?? Si potrebbe risolvere la situazione del costo di gestione e migliorare la qualità del servizio. Il comune si può fare  garante di vigilare sulla sicurezza , sulla qualità del mantenimento della struttura, e garantirsi una percentuale di servizi dedicati al sociale. Lo sport a tutti, con particolare attenzione ai bambini, ai ragazzi con meno disponibilità.
Ancora una volta si scatenerebbe un processo virtuoso, di riduzione costi per la spesa pubblica, investimenti di privati, miglioramento della vita in vari quartieri della città.
La disponibilità, poi, di tanti giovani talenti, potrebbe consentire la nascita di nuove società e di nuove opportunità di business, per personal trainer, insegnanti di ginnastica, fisioterapisti…
Napoli è l’unica grande città d’Italia a non avere una seconda squadra cittadina.
Ma à facile riportare la stessa questione su altre attività sportive: la vela, se si utilizzasse in maniera intelligente il lungomare partenopeo, e gli sport sulla sabbia, e l’atletica… Insomma un intelligente utilizzo della nostra migliore gioventù, che potrebbe essere distratta dal dolce far niente quotidiano.

Infine, è veramente incredibile come Napoli, pur avendo campioni mondiali, ori olimpici, mai abbia avuto, quale assessore allo sport, uno di questi signori, che molte e più ancora delle questioni da me poste avrebbe da porre e da risolvere.

Spero di leggere il vostro pensiero, suggerimenti e idee.

mar

17

La questione napoletana è su facebook

Autore: Francesco Floro Flores


La questione napoletana” da adesso è anche un gruppo su Facebook .

Vi invito ad iscrivervi e a pubblicare i vostri commenti.

Un cordiale saluto

Francesco Floro Flores

feb

2

I mali di Napoli

Autore: Francesco Floro Flores


A sentire oggi, Napoli raccontata dagli altri è vista come città sporca, dove vive gente poco laboriosa, spesso dedita al malaffare, rumorosa, caotica e poco incline a rispettare le regole.
Sembra incredibile, ma se leggessimo cronache della Napoli antica del 600, 700 raccontata dai tanti che la visitavano, avremmo una rappresentazione molto simile a quella di oggi. Anzi, la rappresentazione di allora era sintetizzata in un posto simile al Paradiso, vissuto dai diavoli.
Un’attenta lettura storica della Napoli nei secoli, però, non potrebbe non evidenziare l’innumerevole numero di talenti vissuti in questa città, i primati raggiunti in particolari periodi storici: la Napoli annessa al Regno d’Italia era capitale Europea con primati nell’industria  metalmeccanica e ferroviaria, nell’agricoltura, ma anche nelle scienze con una delle Università più prestigiose del tempo. Il Regno delle due Sicilie aveva il Prodotto Interno Lordo (PIL) pari alla somma di quello di tutti gli altri stati messi insieme. Il teatro San Carlo scenario mondiale per gli artisti dell’epoca.
In questo distacco tra l’essere di Napoli, le sue eccezionalità e l’ignoranza della moltitudine è, a mio avviso, il seme di tutti i mali della città.
A Napoli esiste da millenni una massa di persone molto numerosa ed anche molto intelligente, che però non è mai riuscita ad affrancarsi dall’ignoranza, non è mai riuscita a pretendere ma, come stordita, è riuscita solo ad arrangiarsi e a trarre quanti più vantaggi possibili dai potenti del momento. Facile quindi pensare come questo sodalizio sia poi stata la forza trainante affinché il potere politico avesse interesse fortissimo, affinché tale moltitudine rimanesse in uno stato di sudditanza psicologica, finalizzata alla richiesta di consenso, quando necessario.

Anche in questo caso le analogie tra ieri ed oggi sono quanto mai eloquenti. In questo connubio potere politico e massa ignorante e numerosa è la rovina di Napoli e, come in uno schiaccianoci che ha questi due bracci, in mezzo la Napoli laboriosa. La forza del connubio è stata tale sempre nella storia di Napoli, da annientare sul sorgere qualunque reazione, perchè la massa non è mai stata in grado di distinguere coloro i quali volevano esclusivamente l’interesse di tutti dai pochi mascalzoni che, gestendo il potere, lo usavano per adulare e catturare facilmente le masse.
Queste premesse sono fondamentali perchè la non comprensione di Napoli non potrebbe mai portare alla soluzione dei suoi problemi.

Affrancare la massa dall’ignoranza è fondamentale per cambiare la città. Ma la massa ha bisogno di un linguaggio semplice che sia tale cioè da risolvere il primo problema, che per molti è la sopravvivenza quotidiana. Perchè molti a Napoli oggi non vivono, ma sopravvivono. Bisogna essere consapevoli che la filosofia, l’eloquenza, la giustezza delle proprie ragioni non sfama la gente. Napoli, quella povera ed ignorante, che in parte delinque, ha bisogno di lavoro, ma non solo, e questo è drammatico: va educata al lavoro, a crederci che esiste, a capire che bisogna fare sacrifici per imparare un mestiere … e per fare questo non ci vuole un giorno, ma secoli di rieducazione.
Convincere la massa a riprendersi la propria dignità, ed a conquistare il lavoro contro la mortificazione dell’elemosina politica è la grande vittoria di chiunque volesse spendersi per cambiare la città.

gen

26

Napoli

Autore: Francesco Floro Flores


Nel 1799 molti napoletani si ribellarono allo stato delle cose e con grande entusiasmo e Grandi Valori, donarono la loro vita per quello in cui credevano, senza paura. Ferdinando Russo morendo gridò “Muoio Uomo libero”.
Fu una breve, ma intensa, rivoluzione, e coinvolse la parte nobile della città, senza in alcun modo però, toccare la plebe, i ‘lazzari’ napoletani. Una costante della storia napoletana: una parte del popolo napoletano, che tuttora vive, meglio sopravvive, abituata ad arrangiarsi, sostenendo per ruffianeria e piccoli privilegi, la classe politica di turno. Questa parte della città ha avuto nei secoli la forza di sodalizzare con il potere politico, soffocando spesso la parte operosa ed attiva della città.

Oggi è ancora così. La Napoli perbene, quella che al mattino accompagna i figli a scuola, quelli, tanti, che alzano le loro saracinesche, i giovani che ogni lunedì, pendolari moderni, laureati, prendono il treno per Roma, Firenze, Milano,Torino, gli imprenditori operosi, con aziende vitali, gli artigiani, le mamme, le maestre, gli operai di tante grandi aziende, spesso del nord, tutti costoro sembrano non esistere.

Sicuramente non esistono per coloro i quali di Napoli sanno solo dai giornali e dalle televisioni, in cui i primi attori sono i delinquenti di ogni risma, gli assassini bambini, i politici corrotti, ma ancora di più incapaci, i falsi imprenditori esperti nella corruttela, più che nella corruzione, i morti di fame che vendono la loro città per poco, la avvelenano.

Sui giornali, in televisione, alla Napoli perbene giusto un ruolo di comparsa, e niente più. Eppure Napoli è viva, esiste ancora, pulsa e lentamente mortificata si risveglia, perchè comprende che soccombere ancora significa morire.

Significa dovere accettare che i figli lascino la loro città natale, significa temere per la propria vita, significa morire per una buca o per un lampione che cade, o per un proiettile vagante, o per le esalazioni che producono tumori.

Io ho deciso di dare spazio e voce e forza a tutte le persone di Napoli che sentono, come me, che bisogna ribellarsi, opporsi, combattere, pretendere il rispetto delle regole, della legalità. Io ho deciso di fare, di coinvolgere le forze positive e propositive della città affinché tutti assieme, si facciano mille piccole azioni che ridiano luce e speranza alla città più bella del mondo. Dove il rumore della gente è musica, dove il sorriso delle persone ancora ti rallegra, dove il sole ancora ti riscalda, dove qualcuno riesce ancora “a perdere il tempo” su una panchina, al sole.

A chi per caso mi ha letto, la preghiera di scrivermi  e di coinvolgere amici, amiche, giovani, anziani, tutti coloro i quali vogliono offrire il loro contributo, senza nulla pretendere se non  la rinascita di NAPOLI e della sua gente.

Si ha bisogno di architetti, urbanisti, scrittori, poeti, ingegneri, operai, vigili urbani, tassisti, mamme, casalinghe, artigiani, sportivi, pensionati, imprenditori, informatici, giornalisti, di napoletani tanti che non vivono più a Napoli, di ricercatori, di falegnami, di tutti proprio tutti, che insistono a volere semplicemente vivere a Napoli, con dignità.

Un abbraccio, Francesco