La questione napoletana

categoria Generica.

feb

15

Le imprese di stato

Autore: Francesco Floro Flores


Mai come in questo periodo, cosi’ tante inchieste penali hanno coinvolto e stanno stravolgendo l’assetto di comando di alcune tra le piu’ grandi imprese italiane : Finmeccanica, Eni, Monte dei Paschi di Siena, BPM.

In comune le inchieste hanno le modalita’ del dolo e gli attori.

Come ha enunciato pubblicamente l’on. Silvio Berlusconi, le tangenti si devono pagare per lavorare, ed e’ normale quindi che i top manager delle nostre piu’ grandi imprese debbano essere impegnati a capire chi contattare , che sia corruttibile, quale sia il faccendiere referenziato in quel paese, ed infine quale transito deve fare il denaro. Ma ora sembra aggiungersi una variante al giro delle mazzette:  in quanta parte devono ritornare in Italia per essere suddivisi tra i politici-partiti e tra loro manager, che non si contentano piu’ della semplice poltrona, e del banale ruolo di smista-tangenti. Tragica testimonianza delle telefonate dei top manager e’ la loro costante inquietuìitudine alla gratificazione di tizio e caio , affinche’ la loro posizione possa essere mantenuta. Nessuna , nessuna traccia, di problemi strategici, tecnici o finanziari. Nessun disegno prospettico di dove condurre la propria azienda.

Il fatto piu’ drammatico di quanto scritto e’ la convinzione che, in gran parte degli imprenditori ,si e’ diffusa della assoluta necessita’ di pagare il lavoro, come unica strada per lavorare. Questo convincimento svilisce l’impresa e la rende sempre piu’ fragile rispetto al mercato, togliendo energie all’imprenditore, rispetto al disegno di strategie e di conduzione parsimoniosa dell’azienda. Travisa il convincimento che il mercato premia il merito, convertendo questo assioma nel piu’ banale : il mercato premia i furbi.

Il tempo fortunatamente e’ galantuomo ed alla fine rende merito alle imprese virtuose ed ai manager onesti, azzerando tutto quanto e’ stato costruito sulla truffa ed il malaffare. Purtroppo in questo percorso, qualcuno piu’ debole, offeso e mortificato nella propria dignita’ rinuncia a combattere, talvolta rinuncia all vita.

Oggi all’Italia manca una classe dirigente capace di avere una visione, che inventi il futuro della propria gente e delle proprie imprese, che abbia il coraggio di sfidare i luoghi comuni, che abbia la forza di andare contro corrente, se la massa declina verso la strada piu’ comoda , ma alla lunga piu’ insicura.

Mai tanti vecchi, non nell’eta’ ma nella cultura, hanno avuto e mantenuto il potere nelle loro mani, in una forma tanto egoistica, da non ipotizzare quel passaggio generazionale di responsabilita’ , che e’ alla base di un cambiamento necessario al miglioramento costante della societa’.

Le prossime elezioni potrebbero non cambiare ancora nulla, potrebbero altresi’ aprire il Parlamento ad una moltitudine di giovani armati solo di entusiasmo e speriamo di tanti anticorpi a quella malattia tutta italiana della furbizia, senza intelligenza.

lug

9

Il lavoro e l’articolo 18

Autore: Francesco Floro Flores


Il mondo è cambiato in maniera drammatica negli ultimi 50 anni, e negli ultimi 10 in maniera ancora più rapida e impressionante. Non se ne può non tenere conto. E non deve sconvolgere che alcune leggi non sono più adeguate ai tempi.

Così come non e’ immaginabile oggi la conflittualità tra imprenditore e lavoratore dei primi anni 60.

Oggi l’impresa sana, in particolare italiana, e’ ben rappresentata dalle aziende emiliane, dove e’ difficile individuare la benché minima conflittualità. Anzi esse evidenziano  spesso un unico pensiero tra imprenditore e lavoratore.

Non e’ diventato precario, oggi, il lavoro dipendente, e’ diventato molto instabile il portafoglio ordini delle imprese ma, soprattutto, gli ordini,che primi venivano garantiti in modo pluriennale, o almeno annuale, sono diventati addirittura mensili. Se quindi l’azienda doveva ieri avere una flessibilità organizzativa intorno al 10% , oggi si arriva a valori superiori anche e oltre il 50%.

E’ questo il nuovo contesto nel quale si deve ragionare, e dove sono insieme imprenditore e lavoratore.

Ma non solo, ci sono due mondi molto diversi che sono venuti a contatto, molto diversi tra loro, disomogenei, che tendono rapidamente ad omogeneizzarsi.

Da un lato l’America e l’Europa, con una popolazione abituata alla ricchezza, ad un certo welfare, e anche molto indebitata, e poco ricca di materie prime, dall’altro i nuovi padroni del mondo, con grande ricchezza che proviene dalle ingenti risorse , grandi popolazioni che vogliono acquisire rapidamente gli agi europei, e che non solo non hanno debito, ma posseggono quello europeo e degli Stati Uniti.

Ma loro hanno, e questo è drammatico, un basso costo del lavoro, che compete però a livello globale con quello europeo.

In pratica bisogna rassegnarsi ad un’equazione evidente, mentre loro raggiungeranno il nostro benessere, mentre chiederanno le nostre stesse tutele, mentre anche il loro costo del lavoro crescerà, noi dovremo per forza diventare più poveri.

E’ in questo contesto globale che si deve ragionare ed i punti sopra esposti vanno valutati attentamente.

Proviamo ora a ragionare rendendo licenziabile il dipendente senza giusta causa, ma in una logica di stretta convenienza aziendale (azienda sana ed onesta).

In questa ipotesi, l’assumibilità sarebbe sempre a tempo indeterminato, in quanto l’azienda ha interesse a trattenere un collaboratore capace e per giunta formato. (Questo comporterebbe una semplificazione per tutti i lavoratori per l’accesso a mutui , fidi, e quant’altro).

Quando sarebbe costretta a privarsene, solo in ragione di una mancanza di commesse e quindi per problemi finanziari, l’azienda, in maniera mirata, si priverebbe solo di coloro che riportassero il conto economico in ordine.

Poche dismissioni al momento giusto renderebbero più efficace e rapida la ripresa per l’azienda!!

E per i lavoratori ‘licenziati’, quali tutele??

Visto che l’evento licenziamento in questo nuovo contesto, potrebbe essere un evento più frequente, si deve consentire al dipendente di godere di un’indennità di licenziamento (parte a carico dell’impresa, parte a carico dello stato che garantisca un periodo di 6 mesi, un anno di adeguata copertura finanziaria) . Ma questi soldi che l’azienda e lo stato spendono devono essere investiti nella formazione qualificata del dipendente, che in funzione del suo curriculum, ed in funzione delle NUOVE esigenze di mercato ne orienti la formazione.

In pratica, in un nuovo contesto così più aggressivo, il dipendente, l’azienda e lo stato devono garantire e garantirsi di essere sempre in tiro con il mercato. Ognuno per la sua parte deve FINALMENTE creare valore per avere uno stipendio, per avere degli utili, per  vedere pagate le tasse.

Il concetto espresso sopra valorizza la temporaneità del lavoro e la trasforma in un’opportunità di formazione qualificata, che consentirà un più facile cambiamento, ma anche un migliore adattamento al mercato.

Si eviterebbe il concetto di cassa integrazione che impoverisce i dipendenti, li orienta ad un doppio lavoro, impoverisce le casse dello stato, e viene utilizzato in maniera esasperata dai grandi gruppi industriali, magari quotati.

mag

21

La mia parola è MADRE

Autore: Francesco Floro Flores


Credo che molti durante la trasmissione “Quello che (non) ho”, abbiano immaginato la loro parola da raccontare: la mia è MADRE.
Nostra madre ci accompagna per tutta la nostra vita, la sua presenza è sempre viva, talvolta ingombrante, a volte riservata, più spesso determinante.
La cerchiamo, la amiamo, ne fuggiamo, ma sempre per ritornare.
Ricordo il risveglio della domenica dove non riuscivi a percepire se era più piacevole la sua voce o il profumo del ragù che copriva, anzi sovrastava, quello del caffè. Il suo sorriso e le sue risate trattenute per non svegliare il nonno. Non mi ha mai rimproverato e non ho neanche mai avuto un suo consiglio, perché la sua risposta di fronte al mio problema era sempre la stessa: ‘e che problema c’è, tu ce la farai, vedrai. A me bastava per andare determinato, perché non l’avrei mai voluta deludere ma, qualche volta, glielo avrei voluto spiegare il mio problema.
La sua determinazione a stare sempre con il fratello più debole. Sempre l’istinto di madre, contro qualunque straccio di ragione! E devi diventare padre per capire quanta saggezza c’era  in quelle scelte. Mia madre era all’antica: innamorata del marito, grande cuoca e donna di casa e poi, semplicemente, mamma. Hai detto niente!!!
Tra i parenti la nostra famiglia era la più modesta: c’erano impiegati di Banca, presidi…mio padre solo tappezziere. A me bambino infastidivano presunzione e superbia, ma fu Lei, sorprendendomi,  quando la mia azienda divenne più grande, a pretendere che io assumessi i figli dei miei zii e così ad accorgermi che, per molti anni, era stata il direttore del personale della mia azienda!!
Un giorno si ammalò gravemente e pretendeva che io la aiutassi, come sempre, risolvendo il problema, e quando cercai di accennarle della mia impotenza si arrabbiò, perché mi stavo sottraendo alle mie responsabilità.
Quando la chiamarono in sala operatoria, scese dal letto tutta contenta, sicura che finalmente sarebbe guarita. Un grande sorriso ai dottori, di cui era diventata amica e via ad operarsi.
Quando perdi tua madre ti accorgi che, in maniera discreta, la sua presenza viene sostituita da un’altra presenza…dapprima ti stupisci che lei ti accompagni nella giornata, poi la cerchi nei momenti in cui la fatica diventa insostenibile. Non parla, ma ti aiuta a percorrere la tua vita, a ritrovare, nelle antiche parole, la forza per andare avanti. E cominci a cercare nella Solitudine i tuoi ricordi e con essi la tua vita e, più di tutti, tua madre.

gen

24

DIGNITA’ E VERGOGNA

Autore: Francesco Floro Flores


Non mi scandalizzano le vicende di un potente, ricchissimo che si lascia andare ad ogni sorta di esperienza, nella quale  si illude di soddisfare ogni sua richiesta, forte del suo potere, per poi sentirsi più solo e povero di prima.
Che emozione potrà dargli una ragazza che paga, che traveste. Quale deve essere lo stato di confusione mentale che ne deve ricavare poi.
A me questi uomini, tra l’altro anziani, destano pietà, e molto più  dispiace pensare alle loro,  famiglie sistematicamente offese nella propria dignità.
Mi sconvolge invece, lo spaccato della società che fa contorno al potente.
Ragazze disponibili, non solo prostitute, ma anche studentesse, sedicenti attrici, che non hanno scrupolo a prostituirsi una sera occasionalmente, pur di raggiungere il loro obiettivo. Soldi e qualche promessa.
Ma peggio i fratelli che seguono da tifosi la sorella che fa carriera, quando finalmente viene invitata a letto, o il padre, che spiega ad una figlia, un attimo in difficoltà, che gli uomini sono un po’ tutti così: di fronte alla vista di una creatura nuda, non possono non toccarla.
Queste ragazze non hanno anticorpi, quei padri non hanno più niente da insegnare, hanno perso la dignità.
Sembra che nessuno consideri più che il COME  si raggiunge un obiettivo, è molto più importante che raggiungerlo
In questo sconvolgimento della società italiana nessuno ha più vergogna. Nessuno arrossisce.
Solo pochi  anni fa quei padri, quei fratelli mortificati avrebbero schiaffeggiato le figlie, e sarebbero andati ad Arcore a bestemmiare contro il potente, a minacciarlo, senza giudici ed avvocati, ma con la Forza, della propria dignità.

Quella dignità , se ci fosse oggi, farebbe sì paura al potente !!

dic

13

Napoli c’è. Un bisogno sentito e sincero di cambiare

Autore: Francesco Floro Flores


Il 22 dicembre alcuni movimenti cittadini, nati spontaneamente, insieme rappresenteranno le loro idee, diverse nella genesi, ma coincidenti negli obiettivi. C’è una unica grande volontà di dimostrare che Napoli c’è. Che i napoletani se vorrannno, potranno finalmente scegliere anche al di là dei partiti.

Non è stato facile “unire”. A Napoli ci sono sempre state grandi individualità, ma è sempre mancato lo spirito civico, il senso comune, piuttosto che l’egoismo del singolo.

Però ci siamo riusciti. Anche i discorsi dei singoli rappresentanti, sono parti integrate e complementari di un unico programma per la città di Napoli.

C’è un bisogno sentito e sincero di cambiare. C’è il desiderio di vivere liberamente, soffacati ormai da un malessere comune, di cui la spazzatura è un elemento, ma non l’unico.

Il 22 dicembre è il giorno in cui chiunque si può aggregare, unire a tutti noi, per gridare che non si è soli, che noi non siamo soli. Senza clamori, con il passa parola, questo brusio della gente per bene, che oggi non da fastidio a nessuno, può diventare il boato, che potrebbe finalmente cambiare lo spirito della nostra città.

Un sogno, ma per viverlo è necessario che tutti ma proprio tutti gli uomini e donne che amano Napoli, si sveglino. E’ una grande occasione, forse l’ultima, non la perdiamo, vediamoci in tanti al Sannazzaro, non reimpiamo solo il teatro, ma anche la piazzetta adiacente. Sarà il modo giusto per gridare che Napoli c’è e non vuole più aspettare.

dic

3

Napoli c’è – 22 dicembre 2010 – Teatro Sannazaro

Autore: Francesco Floro Flores


Napoli c'è 22 dicembre 2010 - Teatro Sannazaro

Le associazioni:
Cambiamo Napoli | Movimento 5 stelle | Insieme per la Rinascita | Partito del Sud
presentano
Napoli c’è

“Ripristino della legalità e della sicurezza dei cittadini:
controllo del territorio e strategie di contrasto alla criminalità. ”
Francesco Forzati – Cambiamo Napoli

“Idee e progetti per lo sviluppo del turismo e la valorizzazione
dei beni culturali”
Alessandro Amitrano – Insieme per la rinascita

“Dall’attuale disastro ad un ‘ambiente ideale!”
Marco Savarese – Movimento 5 Stelle

“La Questione Meridionale : “eredi di una grande storia,
ma anche d’una grande vessazione irrisolta che dura da 150 anni.”
Andrea Balia – Partito del Sud

“Lavoro e cultura del lavoro, per guarire i mali di Napoli”
Francesco Floro Flores

set

13

Per vivere i propri sogni, bisogna svegliarsi.

Autore: Francesco Floro Flores


Penso, che queste parole, siano estremamente aderenti alla realtà, che ogni napoletano vive, oggi.

Ad ascoltare la nostra gioventù, spesso si è in presenza di un silenzio assordante: i nostri adolescenti hanno perso il senso di alcuni valori pregnanti, inseguendo l’apparire, al desiderio di essere, spinti in codesta apatia, da una televisione che oltre ad essere lo specchio della nostra società, contemporaneamente è un continuo propositore di nuovi e più deprimenti costumi.

Ci sono giovani, interessanti, volitivi, che sentono il disagio, che vogliono cambiare, ma si limitano, anche per mezzi inadeguati, a contestare giustamente il contesto.

Ma se sono uniti nella critica, nella necessità di agire, trovano difficile l’aggregazione, il convergere in un obiettivo unico, che renderebbe finalmente vive ed assordanti le loro proposizioni.

Ci sono, giovani, e sono tanti, e sempre di più, che hanno la determinazione e consapevolezza di volere lasciare Napoli, di andare dove le loro capacità, il loro talento sia valorizzato, premiato, ma anche solo riconosciuto. Spesso sono i giovani migliori, delusi e mortificati dalla quotidianità di una città, che privilegia la furbizia, l’imbroglio, l’arroganza, la malfamazione.

E ci sono ancora giovani, che invece hanno ancora un filo di speranza di rimanere a Napoli. Sono pendolari, ingegneri, dottori, ricercatori, ma anche operai, segretari… che viaggiano tutte la mattine per raggiungere Roma o tutti i lunedì per andare in Italia, al Nord, novelli pendolari, quasi emigrati, che sognano, di riportare la loro esperienza nella loro città. Giorno dopo giorno, con sempre minore speranza, alla notizia, che le imprese chiudono, le multinazionali disinvestono, che le istituzioni non hanno piu’ soldi, derubate dall’interno e sovraccariche di personale, inutile.

Ma io ho motivo di ritenere, che tutti, proprio tutti i ragazzi napoletani, citati, ma anche quelli che hanno lasciato già Napoli, sognino il cambiamento, che Napoli possa rivivere il suo splendore di città bellissima, colta, viva, ricca di arte e di talento .

Io sogno che la gioventù napoletana si svegli con la determinazione di volersi riprendere la propria città, che venga espulsa non la migliore gioventù, ma una borghesia cancerogena, solidale con il malaffare e la mala politica. Un borghesia corrotta sempre solidale con il potere di turno, pronta a svendere la città ed i napoletani per un proprio tornaconto.

Il sogno non può essere di uno, ma deve essere di tutti, uniti, e disposti a lasciare il proprio egoismo, per renderlo disponibile alla Causa, unica e di tutti i napoletani.

giu

28

Conflitto d’interessi – la nazionale

Autore: Francesco Floro Flores


La nazionale è uscita dal mondiale in modo mortificante.

Il selezionatore, il sig. Lippi in pieno conflitto d’interessi (il figlio è membro della Gea) ha scelto i 23 calciatori. Chissà quanti sono sotto contratto Gea, e quanti di quelli che pure avrebbero meritato, e che non sono stati convocati, invece non lo erano. E’ un vizio italiano ormai il conflitto d’interessi che sta distorcendo in maniera drammatica la realtà del nostro paese.

Un parlamentare della Lega ha affermato prima della partita con la Slovacchia che avremmo comprato la partita, (magari è una sua abitudine la corruzione, o ne condivide il metodo). Così non è andata, ma forse riusciremo ad individuare qualche calciatore che ha scommesso sulla sconfitta dell’Italia.

Il capitano della nazionale è invece riuscito a scaricare sui suoi compagni terrorizzati e mollicci, parte della responsabilità delle sconfitta.

Un calciatore del Sud Italia entrato per mezz’ora, voleva vincere la partita da solo e ci stava riuscendo, scaricando tutta la rabbia e voglia di riscatto, in quei tiri quasi goal.

Penso che mai come stavolta la Nazionale abbia ben rappresentato il popolo italiano.

giu

28

Pomigliano 2

Autore: Francesco Floro Flores


Il referendum di Pomigliano ha sorpreso tutti, anche me, non credo la Fiat.
Io ho ritenuto, che fosse chiaro, quanto vitale era dimostrare la necessitaà di difendere il proprio lavoro, pure a costo di rinunce , dettate a mio avviso dal mercato, più che dalla Fiat. Tra l’altro era un modo chiaro di dimostrare in modo diretto e senza rappresentanza di alcuno, il proprio diritto al lavoro. Era inoltre l’unico modo che avrebbe potuto mettere in seria difficoltà la Fiat, nell’ambito delle sue decisioni. Ora per Fiat sarà tutto più facile , e sarà libera di proporre quanto più ritiene utile.

Smontare lo stabilimento polacco dove si produce la Panda, industrialmente aveva poco senso, ora non ne ha nessuno.

dic

28

Il male minore e la maggioranza relativa

Autore: Francesco Floro Flores


Nella nostra dialettica quotidiana, sempre più spesso si sente dire ho scelto ‘il Male minore’. L’espressione viene accompagnata da compiacimento di chi ha valutato con attenzione e ponderazione la sua scelta, e poi con giudizio e senso di responsabilità ha optato per il Male minore.

Chiedergli se c’era una scelta giusta, che non provocasse alcun male è tentativo vano. Egli o Ella vi illustrerebbe le varie soluzioni tutte intrise di un aspetto negativo. Chi ascolta con distrazione potrebbe convenire e convincersi della validità delle tesi esposte, ma chi volesse veramente valutare con attenzione la storia che ha portato al Male minore, si renderebbe conto, che nelle valutazioni c’è molto egoismo, abbondante mediocrità, difficoltà a sostituire il proprio interesse a vantaggio dell’altro, ed il Male minore l’unica soluzione. 

Il Male minore è il lento progressivo abituarsi al Male. 

E così due genitori che si separano hanno scelto il Male minore, forse lo hanno fatto per il bene dei figli, i politici nelle loro scelte quotidiane scelgono sempre più spesso il male minore, e le scelte dell’imprenditore si ispirano al Male minore. 

Lentamente il Male minore si è appropriato delle famiglie, della società e delle imprese, senza che la nostra coscienza sia più in grado di reagire, curata omeopaticamente dal Male minore. 

L’assuefazione al Male minore è l’aspetto più negativo della questione. Bisogna convincersi che la parola Male non puo’ essere accompagnata dall’attributo minore, e che un Male minore rimane un Male. 

Ma di più bisogna far rinascere in noi la consapevolezza che esiste SEMPRE un’altra via al Male minore, che è quella della comprensione, del sacrificio della condivisione del rispetto degli altri.

Così come non ha senso esprimere un Male ‘minore’, altro controsenso è rappresentare la maggioranza ‘relativa’. 

Perdere di vista per molti il concetto di ‘maggioranza relativa’ distorce di fatto la realtà. 

Un partito, gli azionisti di un’azienda, ma anche i giocatori di una squadra, chiunque insomma, dice di governare con la maggioranza , se questa è relativa dice una cosa non vera. 

La parola maggioranza esprime chiaramente che in un’insieme si ha la maggioranza se si supera ovviamente il 50% dei componenti dell’insieme stesso. Ma questa è la maggioranza assoluta, o se volete , la definirei meglio la Maggioranza vera, che si distingue dalla relativa, che si potrebbe più chiaramente esprimere come la Maggioranza falsa. 

Politicamente se vota per esempio il 70% degli elettori (grande partecipazione) ed io acquisisco il 40% dei voti (grande successo) ho dalla mia parte solo il 28% degli elettori aventi diritto. VERAMENTE UNA MINORANZA eppure tanto basta a raccontare che si rappresenta la maggioranza del paese, e su questa teoria tante altre costruzioni poco attendibili. Il danno forte è il convincimento di chi non è solidale con l’eletto di rappresentare una minoranza e di sentrsi sfiduciato nelle proprie azioni e nei propri convincimenti. 

Cosa produce la maggioranza relativa nelle grandi aziende. Semplicemente che avendo la maggioranza relativa, cioè quella falsa, che però mi consente di comandare l’azienda, che di fatto non è mia, distolgo ricchezze, e commesse verso le aziende veramente mie, dove ho la maggioranza vera, spogliando di fatto l’azienda da me comandata. Non cito casi davanti agli occhi di tutti. 

Ma continuando con gli esempi anche più banali, in una squadra di calcio, per esempio, pochi calciatori condizionano il gioco o le scelte dell’allenatore, pur non rappresentando la maggioranza assoluta. 

 Ho voluto scrivere sul tema, perchè sarebbe auspicabile una società in cui, si avesse consapevolezza che il Male minore è Male, e chi ha avuto il potere per una maggioranza relativa, lo gestisse nel rispetto degli altri e con la consapevolezza che egli, comunque rappresenta una minoranza.