set

13

Per vivere i propri sogni, bisogna svegliarsi.

Autore: Francesco Floro Flores


Penso, che queste parole, siano estremamente aderenti alla realtà, che ogni napoletano vive, oggi.

Ad ascoltare la nostra gioventù, spesso si è in presenza di un silenzio assordante: i nostri adolescenti hanno perso il senso di alcuni valori pregnanti, inseguendo l’apparire, al desiderio di essere, spinti in codesta apatia, da una televisione che oltre ad essere lo specchio della nostra società, contemporaneamente è un continuo propositore di nuovi e più deprimenti costumi.

Ci sono giovani, interessanti, volitivi, che sentono il disagio, che vogliono cambiare, ma si limitano, anche per mezzi inadeguati, a contestare giustamente il contesto.

Ma se sono uniti nella critica, nella necessità di agire, trovano difficile l’aggregazione, il convergere in un obiettivo unico, che renderebbe finalmente vive ed assordanti le loro proposizioni.

Ci sono, giovani, e sono tanti, e sempre di più, che hanno la determinazione e consapevolezza di volere lasciare Napoli, di andare dove le loro capacità, il loro talento sia valorizzato, premiato, ma anche solo riconosciuto. Spesso sono i giovani migliori, delusi e mortificati dalla quotidianità di una città, che privilegia la furbizia, l’imbroglio, l’arroganza, la malfamazione.

E ci sono ancora giovani, che invece hanno ancora un filo di speranza di rimanere a Napoli. Sono pendolari, ingegneri, dottori, ricercatori, ma anche operai, segretari… che viaggiano tutte la mattine per raggiungere Roma o tutti i lunedì per andare in Italia, al Nord, novelli pendolari, quasi emigrati, che sognano, di riportare la loro esperienza nella loro città. Giorno dopo giorno, con sempre minore speranza, alla notizia, che le imprese chiudono, le multinazionali disinvestono, che le istituzioni non hanno piu’ soldi, derubate dall’interno e sovraccariche di personale, inutile.

Ma io ho motivo di ritenere, che tutti, proprio tutti i ragazzi napoletani, citati, ma anche quelli che hanno lasciato già Napoli, sognino il cambiamento, che Napoli possa rivivere il suo splendore di città bellissima, colta, viva, ricca di arte e di talento .

Io sogno che la gioventù napoletana si svegli con la determinazione di volersi riprendere la propria città, che venga espulsa non la migliore gioventù, ma una borghesia cancerogena, solidale con il malaffare e la mala politica. Un borghesia corrotta sempre solidale con il potere di turno, pronta a svendere la città ed i napoletani per un proprio tornaconto.

Il sogno non può essere di uno, ma deve essere di tutti, uniti, e disposti a lasciare il proprio egoismo, per renderlo disponibile alla Causa, unica e di tutti i napoletani.

giu

28

Conflitto d’interessi – la nazionale

Autore: Francesco Floro Flores


La nazionale è uscita dal mondiale in modo mortificante.

Il selezionatore, il sig. Lippi in pieno conflitto d’interessi (il figlio è membro della Gea) ha scelto i 23 calciatori. Chissà quanti sono sotto contratto Gea, e quanti di quelli che pure avrebbero meritato, e che non sono stati convocati, invece non lo erano. E’ un vizio italiano ormai il conflitto d’interessi che sta distorcendo in maniera drammatica la realtà del nostro paese.

Un parlamentare della Lega ha affermato prima della partita con la Slovacchia che avremmo comprato la partita, (magari è una sua abitudine la corruzione, o ne condivide il metodo). Così non è andata, ma forse riusciremo ad individuare qualche calciatore che ha scommesso sulla sconfitta dell’Italia.

Il capitano della nazionale è invece riuscito a scaricare sui suoi compagni terrorizzati e mollicci, parte della responsabilità delle sconfitta.

Un calciatore del Sud Italia entrato per mezz’ora, voleva vincere la partita da solo e ci stava riuscendo, scaricando tutta la rabbia e voglia di riscatto, in quei tiri quasi goal.

Penso che mai come stavolta la Nazionale abbia ben rappresentato il popolo italiano.

giu

28

Pomigliano 2

Autore: Francesco Floro Flores


Il referendum di Pomigliano ha sorpreso tutti, anche me, non credo la Fiat.
Io ho ritenuto, che fosse chiaro, quanto vitale era dimostrare la necessitaà di difendere il proprio lavoro, pure a costo di rinunce , dettate a mio avviso dal mercato, più che dalla Fiat. Tra l’altro era un modo chiaro di dimostrare in modo diretto e senza rappresentanza di alcuno, il proprio diritto al lavoro. Era inoltre l’unico modo che avrebbe potuto mettere in seria difficoltà la Fiat, nell’ambito delle sue decisioni. Ora per Fiat sarà tutto più facile , e sarà libera di proporre quanto più ritiene utile.

Smontare lo stabilimento polacco dove si produce la Panda, industrialmente aveva poco senso, ora non ne ha nessuno.

giu

21

Pomigliano: svolta per il Sud.

Autore: Francesco Floro Flores


Una grande impresa, nemmeno più italiana al 100%, la Fiat, ha deciso di investire ancora sulla fabbrica di Pomigliano, ponendo condizioni.
Mi preme l’argomento, perchè avrà un’incidenza impressionante sull’occupazione al Sud, diretta ed indiretta, ma anche perchè potrebbe introdurre significativi cambiamenti nella dialettica tra impresa e lavoratori, cambiamenti indispensabili per la sopravvivenza dell’Italia imprenditrice, in uno scenario globale, nel quale ormai si vive.
Il primo punto su cui nessuno si è soffermato è l’indipendenza, della decisione, dal supporto finanziario statale e regionale. Fiat, cioè,  investirà perchè ritiene vantaggioso farlo, purché ci siano condizioni predefinite.
Insomma, diversamente dal passato, non è l’agevolazione statale, l’incentivo ad investire, ma una precisa scelta strategica, che fa ritenere al managment   di Fiat, Pomigliano, un sito industriale, che rispettando, le opportune condizioni, possa essere competitivo, con altri siti nel mondo.
E questo mi sembra un punto non da poco, per un Sud che ha visto investimenti di grandi industrie, durare poco più della durata della sovvenzione, perchè dietro, non c’era alcuna politica industriale di lungo respiro.
Si può obiettare, però che il lavoro, venga pagato caro, che la Fiat imponga un ricatto.
Ma queste sono le condizioni di Fiat, o sono le condizioni che un mercato globalizzato impone?
E’ evidente, credo anche e soprattutto ai lavoratori di imprese che producono prodotti per il mercato, che l’est e l’ovest, la ricca Europa e l’est europeo ed asiatico siano ormai a stretto contatto per effetto di un processo globale che rende i mercati, sempre più vicini.
Non si può più prescindere da questa realtà, al contrario bisogna prenderne atto rapidamente. Viviamo in un momento di grande mutamento sociale in cui l’Europa, pigra e ricca, soffre per uno stato sociale troppo costoso, per un debito troppo elevato, per un irrigidimento nella contrattualistica del lavoro, e per una pressione che viene da paesi, con un costo del lavoro più basso, con una scolarità di ottimo livello, con aggressività ed orgoglio, di chi pretende un proprio ruolo in questa nuova organizzazione mondiale.
Ma non basta. Nuove realtà come il nord Africa, si stanno affacciando verso l’Europa, stati che in passato hanno giocato un ruolo determinante nell’economia europea.
E’ cambiato il contesto, dovranno cambiare le regole, se vorremo semplicemente sopravvivere.
Pomigliano è un’occasione di cambiamento. E’ un’opportunità per gli ingegneri e gli operai di Fiat di  provare ad adeguare il proprio modello di lavoro ed organizzativo, affinché sia vincente anche nei confronti dei contesti dei paesi emergenti. Non è detto che l’accettazione delle condizioni basti a vincere la sfida mondiale, ma sicuramente ha buone probabilità di riuscita.
Non solo.  Domani sarà difficile, se non impossibile  che un investimento possa essere promosso con delle condizioni da rispettare. Sempre più in futuro, il territorio, la sua logistica, le capacità tecniche degli ingegneri, degli operai, dovranno essere già perfettamente adeguate, affinché il mercato spontaneamente ne sia attratto. E l’esperienza Pomigliano, in una logica di competitività mondiale potrebbe creare i presupposti virtuosi di una crescita locale , per l’eccellenza creata.
Se cambia il contesto, deve cambiare il modello di rappresentatività delle imprese.
E’ preoccupante che un sindacato, in modo autonomo, porti avanti una trattativa così vitale, senza che prima non ne abbia condiviso la scelta con la realtà lavorativa. I referendum andrebbero fatti prima, affinché chi rappresenta,  lo faccia con una delega chiara, e con una missione ben precisa. Per il popolo di Pomigliano è fondamentale comprendere quanto siano realmente rappresentati i loro, e solo, i loro interessi.
Il referendum rappresenterà in modo evidente con una maggioranza superiore al 95% che il primo diritto che i lavoratori pretendono che venga rispettato, sia quello del diritto al lavoro.
Il restante 5% dimostrerà la presenza  di quella parte di lavoratori presenti a Pomigliano per clientela politica, o peggio per appartenenza al malaffare locale. Se così fosse, se ne ricaverebbe un ulteriore messaggio, che il popolo delle persone perbene, degli operai che gridavano di avere competenza, dovranno anche in  futuro fare sentire costantemente la loro voce e la loro presenza.

Infine l’ultima questione.
Il dott. Marchionne ha dimostrato grande serietà e credibilità. E’ difficile godere della stima dei potenti e contemporaneamente essere applaudito dagli operai della Chrysler. La sua responsabilità è grande domani che l’accordo ci sarà , quando si dovranno scegliere i manager a cui affidare 700 milioni di investimento e la dignità di gente che si è sottoposta a sacrifici, per il solo diritto di lavorare.
Troppo spesso chi ha gestito le imprese del Sud, non conosceva il Sud, ed era pieno di convinzioni e pregiudizi sulla laboriosità dei meridionali, gli stessi che con grande dignità hanno fatto grandi le imprese del nord.
E’ su questo managment, che la Fiat, e gli operai di Pomigliano si giocheranno un pezzo di futuro, un primo pezzo di futuro, che finalmente potrebbe dare prospettiva anche ai propri figli.

dic

28

Il male minore e la maggioranza relativa

Autore: Francesco Floro Flores


Nella nostra dialettica quotidiana, sempre più spesso si sente dire ho scelto ‘il Male minore’. L’espressione viene accompagnata da compiacimento di chi ha valutato con attenzione e ponderazione la sua scelta, e poi con giudizio e senso di responsabilità ha optato per il Male minore.

Chiedergli se c’era una scelta giusta, che non provocasse alcun male è tentativo vano. Egli o Ella vi illustrerebbe le varie soluzioni tutte intrise di un aspetto negativo. Chi ascolta con distrazione potrebbe convenire e convincersi della validità delle tesi esposte, ma chi volesse veramente valutare con attenzione la storia che ha portato al Male minore, si renderebbe conto, che nelle valutazioni c’è molto egoismo, abbondante mediocrità, difficoltà a sostituire il proprio interesse a vantaggio dell’altro, ed il Male minore l’unica soluzione. 

Il Male minore è il lento progressivo abituarsi al Male. 

E così due genitori che si separano hanno scelto il Male minore, forse lo hanno fatto per il bene dei figli, i politici nelle loro scelte quotidiane scelgono sempre più spesso il male minore, e le scelte dell’imprenditore si ispirano al Male minore. 

Lentamente il Male minore si è appropriato delle famiglie, della società e delle imprese, senza che la nostra coscienza sia più in grado di reagire, curata omeopaticamente dal Male minore. 

L’assuefazione al Male minore è l’aspetto più negativo della questione. Bisogna convincersi che la parola Male non puo’ essere accompagnata dall’attributo minore, e che un Male minore rimane un Male. 

Ma di più bisogna far rinascere in noi la consapevolezza che esiste SEMPRE un’altra via al Male minore, che è quella della comprensione, del sacrificio della condivisione del rispetto degli altri.

Così come non ha senso esprimere un Male ‘minore’, altro controsenso è rappresentare la maggioranza ‘relativa’. 

Perdere di vista per molti il concetto di ‘maggioranza relativa’ distorce di fatto la realtà. 

Un partito, gli azionisti di un’azienda, ma anche i giocatori di una squadra, chiunque insomma, dice di governare con la maggioranza , se questa è relativa dice una cosa non vera. 

La parola maggioranza esprime chiaramente che in un’insieme si ha la maggioranza se si supera ovviamente il 50% dei componenti dell’insieme stesso. Ma questa è la maggioranza assoluta, o se volete , la definirei meglio la Maggioranza vera, che si distingue dalla relativa, che si potrebbe più chiaramente esprimere come la Maggioranza falsa. 

Politicamente se vota per esempio il 70% degli elettori (grande partecipazione) ed io acquisisco il 40% dei voti (grande successo) ho dalla mia parte solo il 28% degli elettori aventi diritto. VERAMENTE UNA MINORANZA eppure tanto basta a raccontare che si rappresenta la maggioranza del paese, e su questa teoria tante altre costruzioni poco attendibili. Il danno forte è il convincimento di chi non è solidale con l’eletto di rappresentare una minoranza e di sentrsi sfiduciato nelle proprie azioni e nei propri convincimenti. 

Cosa produce la maggioranza relativa nelle grandi aziende. Semplicemente che avendo la maggioranza relativa, cioè quella falsa, che però mi consente di comandare l’azienda, che di fatto non è mia, distolgo ricchezze, e commesse verso le aziende veramente mie, dove ho la maggioranza vera, spogliando di fatto l’azienda da me comandata. Non cito casi davanti agli occhi di tutti. 

Ma continuando con gli esempi anche più banali, in una squadra di calcio, per esempio, pochi calciatori condizionano il gioco o le scelte dell’allenatore, pur non rappresentando la maggioranza assoluta. 

 Ho voluto scrivere sul tema, perchè sarebbe auspicabile una società in cui, si avesse consapevolezza che il Male minore è Male, e chi ha avuto il potere per una maggioranza relativa, lo gestisse nel rispetto degli altri e con la consapevolezza che egli, comunque rappresenta una minoranza.

lug

28

La tangenziale di Napoli

Autore: Francesco Floro Flores


<!–[endif]–>Forse pochi lo sanno, ma la tangenziale di Napoli, credo abbia un primato mondiale: è l’unica strada cittadina, ad essere a pagamento. In effetti conosco la tangenziale di Genova, di Siena, di Torino e di Milano e di Bologna…

Nessuna di queste è a pagamento. Perchè Napoli lo è? Io non lo so, qualcuno di Voi lo sa? Come è possibile la nostra unicità ed il nostro primato. Potrebbe essere interessante intorno al tema darsi un po’ tutti da fare per comprendere il mistero Tangenziale. Magari ce lo auguriamo, la ragione è giusta. Il pagamento è dovuto.
Sì, ma se così è, perchè torturare i napoletani, dopo averli mortificati al pagamento, e costringerli a file interminabili. La tangenziale costa ai Napoletani circa un’ora in più al giorno, per raggiungere il proprio posto di lavoro. A chi la utilizza con maggiore frequenza molto di più. Si potrebbe più semplicemente tassare in modo sobrio, con una sovrattassa minima i napoletani residenti nel comune, (una tantum all’anno) ma lo estenderei alla provincia, e con telepass dedicati consentire il traffico veloce senza sosta. Mettere una sovrattassa a chi viene dall’esterno città (una sorta di tassa all’ingresso, che compenserebbe lo sconto fatto  ai napoletani).

Rimarrebbe comunque ingiusto, ma almeno ci libererebbe dalle torture della coda, che in termini di tassa quotidiana costa molto di più. E libererebbe tante risorse (dipendenti della tangenziale) che si potrebbero dedicare a lavori più interessanti, soprattutto per loro stessi.

Spero che su un tema semplice, del genere, possa sentire voci costruttive e propositive che consentano, prima di capire e poi di agire.

giu

29

Lo Sport: risorsa sociale ed economica

Autore: Francesco Floro Flores


Ho avuto per molti anni una squadra di calcio, il Capri, militante nel torneo regionale di Calcio Campano. Un po’ perché mi è sempre piaciuto il calcio, molto perché ero affascinato dall’idea che il marchio Capri potesse attrarre forti sponsorizzazioni e raggiungere livelli professionistici.
Per varie ragioni ciò non è stato possibile, ma molte cose viste e fatte sono concrete ed ancora valide.
La prima constatazione é rappresentata dal fatto che la percentuale di ragazzi meridionali, in particolare campani, é superiore alla media delle altre regioni. In particolare nel Calcio esportiamo talenti che, però, devono fare la loro trafila al di fuori delle squadre locali, Napoli incluso. Economicamente parlando in effetti questi ragazzi sono una grande risorsa, che purtroppo, come i giovani ricercatori di successo, devono lasciare la loro città natale. Loro con l’ulteriore penalizzazione di lasciarla da adolescenti.
Una delle principali ragioni è nella mancanza di strutture adeguate allo scopo. Quando andavamo in Trentino in ritiro, tutti i paesini avevano più di una struttura di eccezionale livello, sia nell’infrastruttura che nella qualità degli insegnanti. Sono strutture polivalenti e quindi adattate non solo al Calcio, ma anche all’atletica, alla ginnastica…
Al contrario, tutte le strutture campane sono in generale degradate e solo pochissime hanno il prato in erba. La maggior parte sono comunali e sono onerose per la comunità.
Il comune di Napoli ha circa sette strutture di sua proprietà tra cui il Collana, il Signorini…tutte in uno stato di fatiscenza.
Perché non affidare queste strutture con gare pubbliche a privati?? Si potrebbe risolvere la situazione del costo di gestione e migliorare la qualità del servizio. Il comune si può fare  garante di vigilare sulla sicurezza , sulla qualità del mantenimento della struttura, e garantirsi una percentuale di servizi dedicati al sociale. Lo sport a tutti, con particolare attenzione ai bambini, ai ragazzi con meno disponibilità.
Ancora una volta si scatenerebbe un processo virtuoso, di riduzione costi per la spesa pubblica, investimenti di privati, miglioramento della vita in vari quartieri della città.
La disponibilità, poi, di tanti giovani talenti, potrebbe consentire la nascita di nuove società e di nuove opportunità di business, per personal trainer, insegnanti di ginnastica, fisioterapisti…
Napoli è l’unica grande città d’Italia a non avere una seconda squadra cittadina.
Ma à facile riportare la stessa questione su altre attività sportive: la vela, se si utilizzasse in maniera intelligente il lungomare partenopeo, e gli sport sulla sabbia, e l’atletica… Insomma un intelligente utilizzo della nostra migliore gioventù, che potrebbe essere distratta dal dolce far niente quotidiano.

Infine, è veramente incredibile come Napoli, pur avendo campioni mondiali, ori olimpici, mai abbia avuto, quale assessore allo sport, uno di questi signori, che molte e più ancora delle questioni da me poste avrebbe da porre e da risolvere.

Spero di leggere il vostro pensiero, suggerimenti e idee.

giu

22

PICCOLI GRANDI SOPRUSI

Autore: Francesco Floro Flores


Potrei scrivere dei napoletani che con mitragliette uccidono dei passanti, dell’indifferenza della gente, della disperazione di una vita cancellata per un nulla. Ma mi sento impotente dinanzi a tanta violenza, a tanto abbrutimento. Si rimane atterriti di fronte ad eventi che solo per caso non ci toccano e che, per caso , fatalmente, domani potrebbero vederci invece partecipi e vittime.
Vi parlo invece di cose che noi possiamo cambiare, semplicemente, con la giusta mobilitazione.
Sabato: Posillipo, i lidi Elena, Sirene si affollano di giovani, molti delle periferie, vengono nella splendida Napoli, a prendere il sole su una spiaggia vicina, e un po’ d’elite, almeno per loro.
Molti arrivano in pullman, con la metropolitana, molti con i motorini. Costoro li lasciano agli intraprendenti parcheggiatori del sabato. Per entrare bisogna aspettare, fare la fila, ed il conto è salato. Molti, dopo tanto penare, non potranno entrare perché i lidi hanno saturato la capienza.
C’è qualche testa calda, ma molti sono fidanzatini, rozzi nei modi, ma dai sentimenti veraci.
Ieri ho assistito a scene di violenza, perché un carro attrezzi faceva razzia di motorini in sosta vietata, dove ogni sabato era consentita o almeno tollerata. Ieri un carro attrezzi con arroganza e a tratti con violenza caricava i motorini dei ragazzi che si disperavano. Li pretendevano indietro, spiegavano che ce ne erano tanti, che c’era anche il “parcheggiatore”, spiegavano le loro ragioni in un mezzo italiano, ma quei signori procedevano, anche con speditezza, a caricare . Ad un certo punto sono volati insulti e poi botte da orbi. Poi sono arrivati i Carabinieri a ripristinare la giustizia. E gli altri, protetti, hanno continuato il loro lavoro.
Quanti sanno quanto è difficile recuperare il motorino , e quanto costa, ed in quali condizioni verrà restituito, senza alcuna garanzia.
Ma è veramente ‘vera giustizia’ in modo arrogante, far rispettare d’improvviso un pure evidente divieto di sosta?? È veramente giustizia affidare a terzi, con interessi privati, la rimozione di motorini, senza che vengano adottate motivazioni oggettive e prioritarie.
Non sanno tutti, vigili urbani compresi, di che cosa significhi Posillipo per i napoletani??
E se proprio non è corretto parcheggiare in quel luogo i motorini, non si può prevenire con un presidio, piuttosto che fare accompagnare quel carro attrezzi da due o più vigili urbani?
Quale malsano traffico ed interessi si celano dietro i carri attrezzi della giustizia.
L’argomento potrebbe sembrare banale, e qualcuno obietterà che i napoletani devono imparare a rispettare le leggi.
Io sono stanco, invece. di sentire ripetere questo ritornello. I napoletani devono imparare a farsi rispettare , a smetterla di subire il sopruso velenoso, vestito da qualcuno che ci vuole fare credere di essere nel  giusto.
Io ho visto gli occhi di quei ragazzi, prima di implorare di liberargli il motorino, poi gli occhi  della ribellione, e poi gli occhi dell’odio, un odio non più rivolto a quei signori, ma in generale nei confronti di una legge, nella quale non si riconoscono più.
Hanno tolto il motorino a ragazzi in festa, che lo usano per lavoro, per i quali quel motorino significava molto. Sicuramente c’erano altri modi per fare rispettare la legge, e far sì che giovani napoletani potessero vivere un sabato di spensieratezza.
Penso che questo possa essere un argomento, piccolo, sul quale, la rete e la sua forza possa farsi sentire. Cosa si può e si deve fare perché la legge comunale non sia una mera violenza verso il cittadino. Come ripristinare un rapporto civile tra cittadino e comune ?
A chi può, chiedo di fornire un contributo costruttivo, ed un’azione che ridia il sorriso a chi si è visto derubare il motorino, da un carro attrezzi.

apr

27

Sulla delinquenza napoletana

Autore: Francesco Floro Flores


Le cronache, da troppo tempo, rappresentano Napoli sempre di più come una città violenta, dove comanda e vige il potere della malavita più che quello delle istituzioni. Mentre scrivo, ragazzi di diverse posizioni sociali sono uccisi con inaudita violenza da delinquenti di professione, da ragazzi qualunque. Oggi a Napoli la violenza si esprime con inaudita brutalità, ma ciò avviene, seppur non con la stessa intensità, anche in altre grandi città.

Il primato principale della nostra città è quello, nel delinquere, di anticipare ciò che succederà o potrebbe succedere altrove. Perché a Napoli da troppo tempo tutto è al limite della sopportazione civile, la precarietà è un modo di vivere tradotto con l’arte dell’arrangiarsi. Non esiste più una gerarchia del potere, ma un magma che pervade tutta la collettività, rendendo indefiniti ed indefinibili i confini tra società civile, istituzioni e delinquenza.
Ci siamo troppo assuefatti al non rispetto delle regole, cercando sempre “l’altra  strada” per un nostro scopo personale: dai piccoli peccati, come il non rispetto del semaforo, la raccomandazione per una visita all’ospedale, il parcheggiatore abusivo, fino a quelli più gravi che spesso si giustificano con la necessità del  “dover pur vivere”, se non addirittura con l’orribile frase “così fan tutti”.  Quello che voglio dire è che bisogna comprendere, ed è fondamentale, che non esiste una Napoli perbene ed una che delinque, ma un’unica Napoli che è rappresentata da entrambe le realtà.

Che quella che chiamiamo camorra esiste perché esiste una città come Napoli dove, poco a poco, il degrado quotidiano ha creato dei cancri che hanno prosperato all’interno della città, alimentandosi di tutti i difetti della “napoletanità” fino ad arrivare, ai giorni nostri, a divorarla ed ucciderla. È chiaro che chi ha avuto maggior potere in questi anni è altrettanto responsabile della dimensione che il male oggi ha assunto, avendo una sensibilità ed una visibilità del fenomeno molto più ampia del cittadino qualunque.

È da un po’ di tempo che qualsiasi cosa succeda, ma non solo a Napoli, si tende ad individuare nella camorra la causa principale (anche nel terremoto abruzzese ci si preoccupa di infiltrazioni mafiose e camorristiche).
La mia preoccupazione principale è, invece, quella di dare un nome ed un cognome alle responsabilità di quanto succede, e non nascondersi dietro il male incurabile che diventa il buco nero della società napoletana.
Per combattere la camorra ci vuole una forte presenza dello stato, una magistratura coraggiosa, un rigorismo delle istituzioni nell’assegnazione degli appalti. Ma ciò non basterà se ogni cittadino non si assumerà le sue piene responsabilità , ognuno nella propria dimensione e nella propria quotidianità, e se non fermerà ogni tipo di collusione con comportamenti che possano far accrescere il malcostume, nel quale prospera il malaffare.

Francesco Floro Flores

mar

19

Il turismo: una grande opportunità

Autore: Francesco Floro Flores


Chiunque abbia avuto il piacere di arrivare a Napoli dal mare, rimane incantato da un panorama unico, da una città che declina dolcemente verso il mare, incastonata tra Castel Sant’Elmo e Castel dell’Ovo.
I cattivi dicono che da quella visuale si esalta la città, che non mostra le ferite inferte dal cemento, dal degrado, dall’abuso, dallo smog… e poi  che non si intravedono ancora i napoletani. Il famoso paradiso abitato da diavoli, immagine già presente nel 700.
In verità, il mare di Napoli è una risorsa di valore inestimabile, che potrebbe dare ricchezza e splendore alla città.
Turisticamente il golfo di Napoli consente con poca fatica di raggiungere mete di bellezza nota a livello mondiale: Capri, Procida, Ischia, Sorrento, Amalfi, Positano, Nerano… una lista di siti di valore inestimabile. Ebbene quante persone ho conosciuto, tutte mi hanno raccontato di essere state in questi splendidi posti passando per Napoli solo perchè costretti, dai mezzi di trasporto. Pochi, pochissimi hanno pensato di allungare la sosta a Napoli.
Insomma, Napoli non trae vantaggio dall’essere al centro di un golfo così ricco turisticamente.
Facendo la lista dei siti archeologici nell’area flegrea, dei musei napoletani, dei monumenti e dei palazzi storici, e della città sotterranea…non si finisce mai di scoprire bellezze incredibili, a volte sconosciute a noi napoletani, ma note nel mondo.
Spesso questi siti sono chiusi o fruibili in particolari giorni, o sono degradati e, quando visitabili, raramente ci sono guide esperte che sanno farne apprezzare il valore.
Per non parlare dell’offerta di alberghi di vario livello che Napoli offre e tali da soddisfare le più disparate esigenze
L’opportunità di legare in maniera integrata una siffatta offerta consentirebbe l’esaltazione di quanto esiste a Napoli e dintorni, consentendo enormi opportunità di lavoro.
Un grande portale turistico della città che integri offerta e domanda sarebbe il veicolo ideale per offrire la città al mercato internazionale, costituendo la vetrina ideale degli operatori della città. Non solo, ma sarebbe la forza trainante per la nascita di nuove opportunità.

Immaginate per un attimo di fare l’inventario di tutti i siti non visitabili perché privi di risorse, o perchè sono poco conosciuti e poco visitati.
E immaginate allora di affidare ogni monumento a piccole cooperative di ragazzi (esperto di storia dell’arte, una guida multi-lingua, e qualche ragazzo che faccia da usciere, e le pulizie), e immaginate ancora che questo singolo monumento sia ben rappresentato sul portale, con una grafica accattivante, ed ancora che sia possibile acquistarne il biglietto via internet  e prenotare la visita con l’esperto, e immaginate ancora tramite il portale di proporre tutto quanto la città riesca ad offrire nel suo intorno (ristoranti, teatri, altri monumenti..).
Ecco come con modesti  investimenti si potrebbe creare un motore nuovo, una nuovo modello di rappresentazione integrata degli operatori della città, che si presenterebbero al mercato mondiale come un’unica grande risorsa: la città di Napoli.
Un modo forte di rappresentare l’altra Napoli, quella che non appare mai.
Ma a Napoli i turisti non arrivano solo in aereo, in auto o in treno, c’è un turismo molto ricco, che arriva da mare, soprattutto d’estate. Arriva con le navi da crociera, ma anche con imbarcazioni yacht o barche a vela di tutte le dimensioni.
L’offerta ricettiva di questa ricca clientela è nulla. Napoli non riesce a servire nemmeno i tanti napoletani che hanno una barca di qualsivoglia dimensione. Eppure Napoli è sul mare. Ci sono aree (io penso sempre al molo Molosiglio), che con pochi investimenti consentirebbero di creare ampie banchine per la realizzazione di porti turistici di ampia recettività. QUANTI POSTI di LAVORO, marinai, skipper, elettricisti, cuochi, si riuscirebbero a creare senza alcuna fatica, ed arricchendo la città anche dal punto di vista di tutti i servizi accessori.
Eppure non si fa nulla, nulla che creerebbe valore in modo semplice, in particolare per i napoletani, senza chiedere investimenti di grandi gruppi esterni alla città, senza dovere prevedere investimenti che impoveriscono Napoli.
C’è un ultimo aspetto sul quale è importante riflettere: il verde.
Napoli, il Comune, con tanti dipendenti sembra non avere giardinieri. Investire nel verde è poco costoso. Le piante non costano molto, ma costa la manutenzione iniziale, i sistemi di irrigazione. Una città più verde è più bella, più respirabile. E la manutenzione del verde è rappresentativa della cultura di una città. In una città come Napoli, avere cura di un’aiuola, del verde, conoscere un albero sarebbe un fatto non da poco. Un messaggio forte alla voglia di riscatto della città sana che porta i bambini a passeggio o nei giardini, che non ci sono più.


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