Francesco Floro Flores

La questione Napoletana

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Napoli

Autore: Francesco Floro Flores

Nel 1799 molti napoletani si ribellarono allo stato delle cose e con grande entusiasmo e Grandi Valori, donarono la loro vita per quello in cui credevano, senza paura. Ferdinando Russo morendo gridò “Muoio Uomo libero”.
Fu una breve, ma intensa, rivoluzione, e coinvolse la parte nobile della città, senza in alcun modo però, toccare la plebe, i ‘lazzari’ napoletani. Una costante della storia napoletana: una parte del popolo napoletano, che tuttora vive, meglio sopravvive, abituata ad arrangiarsi, sostenendo per ruffianeria e piccoli privilegi, la classe politica di turno. Questa parte della città ha avuto nei secoli la forza di sodalizzare con il potere politico, soffocando spesso la parte operosa ed attiva della città.

Oggi è ancora così. La Napoli perbene, quella che al mattino accompagna i figli a scuola, quelli, tanti, che alzano le loro saracinesche, i giovani che ogni lunedì, pendolari moderni, laureati, prendono il treno per Roma, Firenze, Milano,Torino, gli imprenditori operosi, con aziende vitali, gli artigiani, le mamme, le maestre, gli operai di tante grandi aziende, spesso del nord, tutti costoro sembrano non esistere.

Sicuramente non esistono per coloro i quali di Napoli sanno solo dai giornali e dalle televisioni, in cui i primi attori sono i delinquenti di ogni risma, gli assassini bambini, i politici corrotti, ma ancora di più incapaci, i falsi imprenditori esperti nella corruttela, più che nella corruzione, i morti di fame che vendono la loro città per poco, la avvelenano.

Sui giornali, in televisione, alla Napoli perbene giusto un ruolo di comparsa, e niente più. Eppure Napoli è viva, esiste ancora, pulsa e lentamente mortificata si risveglia, perchè comprende che soccombere ancora significa morire.

Significa dovere accettare che i figli lascino la loro città natale, significa temere per la propria vita, significa morire per una buca o per un lampione che cade, o per un proiettile vagante, o per le esalazioni che producono tumori.

Io ho deciso di dare spazio e voce e forza a tutte le persone di Napoli che sentono, come me, che bisogna ribellarsi, opporsi, combattere, pretendere il rispetto delle regole, della legalità. Io ho deciso di fare, di coinvolgere le forze positive e propositive della città affinché tutti assieme, si facciano mille piccole azioni che ridiano luce e speranza alla città più bella del mondo. Dove il rumore della gente è musica, dove il sorriso delle persone ancora ti rallegra, dove il sole ancora ti riscalda, dove qualcuno riesce ancora “a perdere il tempo” su una panchina, al sole.

A chi per caso mi ha letto, la preghiera di scrivermi  e di coinvolgere amici, amiche, giovani, anziani, tutti coloro i quali vogliono offrire il loro contributo, senza nulla pretendere se non  la rinascita di NAPOLI e della sua gente.

Si ha bisogno di architetti, urbanisti, scrittori, poeti, ingegneri, operai, vigili urbani, tassisti, mamme, casalinghe, artigiani, sportivi, pensionati, imprenditori, informatici, giornalisti, di napoletani tanti che non vivono più a Napoli, di ricercatori, di falegnami, di tutti proprio tutti, che insistono a volere semplicemente vivere a Napoli, con dignità.

Un abbraccio, Francesco

2 Commenti

E’ sempre un piacere leggere i suoi pensieri così egregiamente espressi,veritieri e, per chi ha un animo “passionale e napoletano”, fortemente coinvolgenti . Sono felice di aver scoperto questo suo blog e spero che anche a lei faccia piacere, così avrò la possibilità di poter condividere con lei ancora delle cose su argomenti totalmente diversi.

un affettuoso saluto
luigia

La Rivoluzione ha toccato la plebe: 8000 popolani morti a forza di libere, uguali e fraterne bombe esplose da Sant’Elmo. Un milione morirà dopo 60 anni, grazie alla nuova trovata liberale.
La classe dirigente napoletana si divide in una borghesia di rapina e in un’elite intellettuale di livello internazionale: due modi diversi per infischiarsene comunque di chi sta peggio.
Ai napoletani ultimi è rimasto l’emigrare, il contrabbando, la prostituzione, il sotterfugio, l’attesa infinita di una nottata che non passa.
Dalla sua biografia, leggo che si è fatto da sè. E allora puntiamo il dito contro il conservatorismo e l’immobilità sociale, ché quello è il punto: ‘o pesce fete d’ ‘a capa.

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