La questione napoletana

categoria Criminalità.

dic

13

Napoli c’è. Un bisogno sentito e sincero di cambiare

Autore: Francesco Floro Flores


Il 22 dicembre alcuni movimenti cittadini, nati spontaneamente, insieme rappresenteranno le loro idee, diverse nella genesi, ma coincidenti negli obiettivi. C’è una unica grande volontà di dimostrare che Napoli c’è. Che i napoletani se vorrannno, potranno finalmente scegliere anche al di là dei partiti.

Non è stato facile “unire”. A Napoli ci sono sempre state grandi individualità, ma è sempre mancato lo spirito civico, il senso comune, piuttosto che l’egoismo del singolo.

Però ci siamo riusciti. Anche i discorsi dei singoli rappresentanti, sono parti integrate e complementari di un unico programma per la città di Napoli.

C’è un bisogno sentito e sincero di cambiare. C’è il desiderio di vivere liberamente, soffacati ormai da un malessere comune, di cui la spazzatura è un elemento, ma non l’unico.

Il 22 dicembre è il giorno in cui chiunque si può aggregare, unire a tutti noi, per gridare che non si è soli, che noi non siamo soli. Senza clamori, con il passa parola, questo brusio della gente per bene, che oggi non da fastidio a nessuno, può diventare il boato, che potrebbe finalmente cambiare lo spirito della nostra città.

Un sogno, ma per viverlo è necessario che tutti ma proprio tutti gli uomini e donne che amano Napoli, si sveglino. E’ una grande occasione, forse l’ultima, non la perdiamo, vediamoci in tanti al Sannazzaro, non reimpiamo solo il teatro, ma anche la piazzetta adiacente. Sarà il modo giusto per gridare che Napoli c’è e non vuole più aspettare.

giu

22

PICCOLI GRANDI SOPRUSI

Autore: Francesco Floro Flores


Potrei scrivere dei napoletani che con mitragliette uccidono dei passanti, dell’indifferenza della gente, della disperazione di una vita cancellata per un nulla. Ma mi sento impotente dinanzi a tanta violenza, a tanto abbrutimento. Si rimane atterriti di fronte ad eventi che solo per caso non ci toccano e che, per caso , fatalmente, domani potrebbero vederci invece partecipi e vittime.
Vi parlo invece di cose che noi possiamo cambiare, semplicemente, con la giusta mobilitazione.
Sabato: Posillipo, i lidi Elena, Sirene si affollano di giovani, molti delle periferie, vengono nella splendida Napoli, a prendere il sole su una spiaggia vicina, e un po’ d’elite, almeno per loro.
Molti arrivano in pullman, con la metropolitana, molti con i motorini. Costoro li lasciano agli intraprendenti parcheggiatori del sabato. Per entrare bisogna aspettare, fare la fila, ed il conto è salato. Molti, dopo tanto penare, non potranno entrare perché i lidi hanno saturato la capienza.
C’è qualche testa calda, ma molti sono fidanzatini, rozzi nei modi, ma dai sentimenti veraci.
Ieri ho assistito a scene di violenza, perché un carro attrezzi faceva razzia di motorini in sosta vietata, dove ogni sabato era consentita o almeno tollerata. Ieri un carro attrezzi con arroganza e a tratti con violenza caricava i motorini dei ragazzi che si disperavano. Li pretendevano indietro, spiegavano che ce ne erano tanti, che c’era anche il “parcheggiatore”, spiegavano le loro ragioni in un mezzo italiano, ma quei signori procedevano, anche con speditezza, a caricare . Ad un certo punto sono volati insulti e poi botte da orbi. Poi sono arrivati i Carabinieri a ripristinare la giustizia. E gli altri, protetti, hanno continuato il loro lavoro.
Quanti sanno quanto è difficile recuperare il motorino , e quanto costa, ed in quali condizioni verrà restituito, senza alcuna garanzia.
Ma è veramente ‘vera giustizia’ in modo arrogante, far rispettare d’improvviso un pure evidente divieto di sosta?? È veramente giustizia affidare a terzi, con interessi privati, la rimozione di motorini, senza che vengano adottate motivazioni oggettive e prioritarie.
Non sanno tutti, vigili urbani compresi, di che cosa significhi Posillipo per i napoletani??
E se proprio non è corretto parcheggiare in quel luogo i motorini, non si può prevenire con un presidio, piuttosto che fare accompagnare quel carro attrezzi da due o più vigili urbani?
Quale malsano traffico ed interessi si celano dietro i carri attrezzi della giustizia.
L’argomento potrebbe sembrare banale, e qualcuno obietterà che i napoletani devono imparare a rispettare le leggi.
Io sono stanco, invece. di sentire ripetere questo ritornello. I napoletani devono imparare a farsi rispettare , a smetterla di subire il sopruso velenoso, vestito da qualcuno che ci vuole fare credere di essere nel  giusto.
Io ho visto gli occhi di quei ragazzi, prima di implorare di liberargli il motorino, poi gli occhi  della ribellione, e poi gli occhi dell’odio, un odio non più rivolto a quei signori, ma in generale nei confronti di una legge, nella quale non si riconoscono più.
Hanno tolto il motorino a ragazzi in festa, che lo usano per lavoro, per i quali quel motorino significava molto. Sicuramente c’erano altri modi per fare rispettare la legge, e far sì che giovani napoletani potessero vivere un sabato di spensieratezza.
Penso che questo possa essere un argomento, piccolo, sul quale, la rete e la sua forza possa farsi sentire. Cosa si può e si deve fare perché la legge comunale non sia una mera violenza verso il cittadino. Come ripristinare un rapporto civile tra cittadino e comune ?
A chi può, chiedo di fornire un contributo costruttivo, ed un’azione che ridia il sorriso a chi si è visto derubare il motorino, da un carro attrezzi.

apr

27

Sulla delinquenza napoletana

Autore: Francesco Floro Flores


Le cronache, da troppo tempo, rappresentano Napoli sempre di più come una città violenta, dove comanda e vige il potere della malavita più che quello delle istituzioni. Mentre scrivo, ragazzi di diverse posizioni sociali sono uccisi con inaudita violenza da delinquenti di professione, da ragazzi qualunque. Oggi a Napoli la violenza si esprime con inaudita brutalità, ma ciò avviene, seppur non con la stessa intensità, anche in altre grandi città.

Il primato principale della nostra città è quello, nel delinquere, di anticipare ciò che succederà o potrebbe succedere altrove. Perché a Napoli da troppo tempo tutto è al limite della sopportazione civile, la precarietà è un modo di vivere tradotto con l’arte dell’arrangiarsi. Non esiste più una gerarchia del potere, ma un magma che pervade tutta la collettività, rendendo indefiniti ed indefinibili i confini tra società civile, istituzioni e delinquenza.
Ci siamo troppo assuefatti al non rispetto delle regole, cercando sempre “l’altra  strada” per un nostro scopo personale: dai piccoli peccati, come il non rispetto del semaforo, la raccomandazione per una visita all’ospedale, il parcheggiatore abusivo, fino a quelli più gravi che spesso si giustificano con la necessità del  “dover pur vivere”, se non addirittura con l’orribile frase “così fan tutti”.  Quello che voglio dire è che bisogna comprendere, ed è fondamentale, che non esiste una Napoli perbene ed una che delinque, ma un’unica Napoli che è rappresentata da entrambe le realtà.

Che quella che chiamiamo camorra esiste perché esiste una città come Napoli dove, poco a poco, il degrado quotidiano ha creato dei cancri che hanno prosperato all’interno della città, alimentandosi di tutti i difetti della “napoletanità” fino ad arrivare, ai giorni nostri, a divorarla ed ucciderla. È chiaro che chi ha avuto maggior potere in questi anni è altrettanto responsabile della dimensione che il male oggi ha assunto, avendo una sensibilità ed una visibilità del fenomeno molto più ampia del cittadino qualunque.

È da un po’ di tempo che qualsiasi cosa succeda, ma non solo a Napoli, si tende ad individuare nella camorra la causa principale (anche nel terremoto abruzzese ci si preoccupa di infiltrazioni mafiose e camorristiche).
La mia preoccupazione principale è, invece, quella di dare un nome ed un cognome alle responsabilità di quanto succede, e non nascondersi dietro il male incurabile che diventa il buco nero della società napoletana.
Per combattere la camorra ci vuole una forte presenza dello stato, una magistratura coraggiosa, un rigorismo delle istituzioni nell’assegnazione degli appalti. Ma ciò non basterà se ogni cittadino non si assumerà le sue piene responsabilità , ognuno nella propria dimensione e nella propria quotidianità, e se non fermerà ogni tipo di collusione con comportamenti che possano far accrescere il malcostume, nel quale prospera il malaffare.

Francesco Floro Flores

mar

17

La questione napoletana è su facebook

Autore: Francesco Floro Flores


La questione napoletana” da adesso è anche un gruppo su Facebook .

Vi invito ad iscrivervi e a pubblicare i vostri commenti.

Un cordiale saluto

Francesco Floro Flores

gen

26

Napoli

Autore: Francesco Floro Flores


Nel 1799 molti napoletani si ribellarono allo stato delle cose e con grande entusiasmo e Grandi Valori, donarono la loro vita per quello in cui credevano, senza paura. Ferdinando Russo morendo gridò “Muoio Uomo libero”.
Fu una breve, ma intensa, rivoluzione, e coinvolse la parte nobile della città, senza in alcun modo però, toccare la plebe, i ‘lazzari’ napoletani. Una costante della storia napoletana: una parte del popolo napoletano, che tuttora vive, meglio sopravvive, abituata ad arrangiarsi, sostenendo per ruffianeria e piccoli privilegi, la classe politica di turno. Questa parte della città ha avuto nei secoli la forza di sodalizzare con il potere politico, soffocando spesso la parte operosa ed attiva della città.

Oggi è ancora così. La Napoli perbene, quella che al mattino accompagna i figli a scuola, quelli, tanti, che alzano le loro saracinesche, i giovani che ogni lunedì, pendolari moderni, laureati, prendono il treno per Roma, Firenze, Milano,Torino, gli imprenditori operosi, con aziende vitali, gli artigiani, le mamme, le maestre, gli operai di tante grandi aziende, spesso del nord, tutti costoro sembrano non esistere.

Sicuramente non esistono per coloro i quali di Napoli sanno solo dai giornali e dalle televisioni, in cui i primi attori sono i delinquenti di ogni risma, gli assassini bambini, i politici corrotti, ma ancora di più incapaci, i falsi imprenditori esperti nella corruttela, più che nella corruzione, i morti di fame che vendono la loro città per poco, la avvelenano.

Sui giornali, in televisione, alla Napoli perbene giusto un ruolo di comparsa, e niente più. Eppure Napoli è viva, esiste ancora, pulsa e lentamente mortificata si risveglia, perchè comprende che soccombere ancora significa morire.

Significa dovere accettare che i figli lascino la loro città natale, significa temere per la propria vita, significa morire per una buca o per un lampione che cade, o per un proiettile vagante, o per le esalazioni che producono tumori.

Io ho deciso di dare spazio e voce e forza a tutte le persone di Napoli che sentono, come me, che bisogna ribellarsi, opporsi, combattere, pretendere il rispetto delle regole, della legalità. Io ho deciso di fare, di coinvolgere le forze positive e propositive della città affinché tutti assieme, si facciano mille piccole azioni che ridiano luce e speranza alla città più bella del mondo. Dove il rumore della gente è musica, dove il sorriso delle persone ancora ti rallegra, dove il sole ancora ti riscalda, dove qualcuno riesce ancora “a perdere il tempo” su una panchina, al sole.

A chi per caso mi ha letto, la preghiera di scrivermi  e di coinvolgere amici, amiche, giovani, anziani, tutti coloro i quali vogliono offrire il loro contributo, senza nulla pretendere se non  la rinascita di NAPOLI e della sua gente.

Si ha bisogno di architetti, urbanisti, scrittori, poeti, ingegneri, operai, vigili urbani, tassisti, mamme, casalinghe, artigiani, sportivi, pensionati, imprenditori, informatici, giornalisti, di napoletani tanti che non vivono più a Napoli, di ricercatori, di falegnami, di tutti proprio tutti, che insistono a volere semplicemente vivere a Napoli, con dignità.

Un abbraccio, Francesco