La questione napoletana

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Boss e Furbetti

Autore: Francesco Floro Flores


Spesso ci vengono proposte cronache di dipendenti sleali e scorretti che timbrano, per poi uscire a fare la spesa, oppure timbrano per amici colleghi, senza che quelli arrivino mai in ufficio. O ancora, durante l’orario di lavoro escono per fare loro commissioni.

Costoro vengono definiti “FURBETTI”.
Furbetto e’ un termine che normalmente si attribuisce ad una persona mediocre, che fa qualcosa di piccolo, insignificante , tra l’altro facilmente riscontrabile Tale cioè che la sua azione di furberia, sia facilmente poi individuabile.

Insomma il furbetto non fa male, forse,  se non a se stesso.

Ma coloro i quali si rendono complici delle azioni precedentemente descritte, sono dei criminali , dei ladri, spesso responsabili di più reati contemporaneamente. Definirli Furbetti, quasi ci rende complici, perché con codesta definizione, noi in parte assolviamo i loro misfatti. Noi stessi, con il definirli Furbetti, li scagioniamo dalle loro colpe.

Diverso sarebbe definire con i termini giusti queste persone ed i loro reati. Significherebbe, anche per noi stessi finalmente prendere coscienza di quanto siano gravi quei reati.

Ma il dramma più grande è per tutte quelle persone oneste , che ogni giorno fanno il loro dovere e si sentono mortificati da colleghi disonesti, che invero, non pagano mai per i reati che commettono.

Loro infatti non sono dei ladri, non rubano lo stipendio, a discapito dei più meritevoli, non sono degli arroganti mascalzoni, da denunciare senza scrupolo alcuno, loro per tutti noi sono dei FURBETTI, e lo saranno fino a quando non si alzerà una voce comune che metta al bando tali comportamenti, con le giuste pene!!

Analoghe considerazioni per il termine Boss, con il quale si indicano i grandi delinquenti, ed oggi anche delinquenti mediocri.

Tale definizione induce nei più giovani un atteggiamento di emulazione. Sembra per loro, che il padre che ogni mattina si alza e fa il suo umile lavoro, sia un mediocre rispetto al Boss, che spara uccide senza pietà, e poi vive una vita fatta di lusso.

Come sarebbe bello se al telegiornale sentissimo invece: è morto finalmente uno dei più grandi delinquenti degli ultimi venti anni, criminale di assoluta crudeltà, responsabile probabilmente di 1000 omicidi.

E’ stato arrestato un mediocre delinquente dei quartieri che già giovanissimo delinqueva uccidendo ragazzini innocenti , sparando all’impazzata tra la folla!!

Come mediaticamente si potrebbero ridurre a delinquenti di strada, di nessun valore, assassini feroci, che non hanno alcun merito per poter essere definiti : BOSS. parola che nelle aziende sane significa capo, uomo di responsabilità.

Insomma le parole sono armi devastanti e se usate in modo improprio creano danni devastanti ! Ma potrebbe essere il Silenzio, la parola più forte per mortificare il Boss!

feb

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Considerazioni sullo zoo di Napoli

Autore: Francesco Floro Flores


Sono stato molto grato a Marone e De Giovanni  per i loro commenti sullo Zoo di Napoli.
In particolare l’apprezzamento “del fare” in una città come Napoli, dove tutto sembra che debba rimanere immobile.

La pubblica opinione ha avuto modo di apprezzare settimana per settimana i lavori, la professionalità e gentilezza delle maestranze, la qualità, e la cura anche ai minimi dettagli, e ci è stata di conforto e di sostegno e di incoraggiamento, soprattutto nei momenti più difficili in cui abbiamo lottato contro la Burocrazia, il vero male oscuro che opera contro chi vuole fare.

Acquisire lo Zoo di Napoli mi consente di dimostrare oggi che a Napoli esistono realtà di bellezza incredibile, luoghi emozionali che possono ritornare al loro splendore, solo se si guardano con l’amore giusto e se si riportano alla loro bellezza, con quella passione e convinzione che sono indispensabili al successo finale.

Eppure, pur avendo fatto tanto e bene, si avverte un atroce senso di solitudine. Si ha la sensazione che “l’avere fatto” è un peccato grave, il più grave che si possa commettere nella nostra città.

Si infatti, perchè Essa non gradisce il cambiamento positivo… Niente di più drammatico per la nostra borghesia immobile nel suo stato, che qualcuno riabiliti uno zoo maleodorante e degradato, e peggio che la nuova struttura funzioni, e che riceva così tanti apprezzamenti.

Ecco perchè ringrazio Marone e De Giovanni.  Li ringrazio per le loro parole libere, per avere visto nella ristrutturazione dello zoo un piccolo segnale di riscatto della città, di un grido forte che a Napoli si può fare, e spesso meglio che altrove.

Ma perchè si riesca è necessario che ci siano sempre più persone che abbiano voglia di rischiare per questa città, e che esse sentano e vivano Napoli, come un’opportunità.

gen

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De Magistris – Saviano

Autore: Francesco Floro Flores


Roberto Saviano conosce bene il Male napoletano e lo descrive con puntualità giornalistica. I suoi racconti attingono alla Verità e quanto egli descrive esiste e talvolta la realtà quotidiana va oltre i Suoi racconti. La vita blindata lo ha isolato e trasformato, intristito, ma ritengo che nel raccontare il male, egli speri che Napoli cambi.

Luigi De Magistris è sindaco discusso relativamente alle sue capacità di gestione ed a quella di creare una squadra di uomini che siano di Valore, prima ancora di essere amici. Napoli si divide nel giudizio sul sindaco, ma tutta lo ritiene un uomo onesto. E per la nostra città non è poco.

Oggi c’è un confronto aperto tra loro e questo mi dispiace, perché sono due uomini sinceri che hanno a cuore il bene della nostra città. E’ tipico tra noi napoletani, mai vedere il buono che c’è negli altri, ma sempre lì a verificare ed ad additare i piccoli difetti altrui.

Sarebbe bello se, Saviano, avesse con oggettività messo in evidenza gli aspetti positivi della gestione De Magistris: una città più pulita, che si sforza di esserlo ancora di più, grande attenzione alla cultura rispetto al passato, e tanti turisti, che arricchiscono la città. Così come avrebbe fatto bene De Magistris ad indicare le tante cose che si devono ancora fare perché Napoli diventi una città normale.

Insomma se De Magistris raccontasse dei suoi insuccessi più che decantare i suoi meriti e se Saviano ci dimostrasse che sa scrivere altri libri, che non parlino di Napoli o peggio dei soli mali di Napoli, entrambi avrebbero fatto un piccolo sforzo perché Napoli diventi la città che desideriamo ed i Napoletani un popolo “vincolo” e non “sparpagliato”.

mar

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Sui Migranti

Autore: Francesco Floro Flores


E’ difficile per noi che viviamo la nostra vita agiata o almeno sicura comprendere le ragioni che inducono famiglie intere ad accettare il rischio di un viaggio, quasi senza speranza.
Meno ancora comprendiamo i giovani terroristi che si lasciano morire per affermare un loro ideale. E nemmeno riusciamo a capire quanto odio ci deve essere in quegli uomini e donne  pronti ad uccidere barbaramente giovani inermi.

Eppure quei terroristi sono la seconda generazione di famiglie trasferitesi dai paesi poveri 100 anni fa in Europa, ma assolutamente non integrati e relegati in ghetti invivibili, dai quali il mondo non ha mai colore, e che  mortificano l’esistenza quotidiana. La coscienza si incattivisce, l’odio ti fa diventare insopportabile la vita, e non sopporti l’umiliazione che subisci tu e la tua famiglia ed i tuoi compagni.
Così come dovrebbe essere facile capire quanta disperazione, deve avere quel padre che imbarca i suoi figlioletti su quel gommone della morte. Quanta morte gli deve essere vicina nel suo paese, da non averne ormai più paura.
Quella piccola speranza di sopravvivere è tutto quello che gli rimane.

Mentre tutto questo succede e le immagini penetrano nelle nostre case, ci sono i burocrati europei che continuano a calcolare medie, rapporti, importi da distribuire ai paesi disposti a trattenere i migranti, o pronti ad innalzare muri, barriere disumane, per quanto umani sono invece  i volti di quei disperati. In questo strazio disumano i bambini se non piangono disperati hanno volti sofferenti, ma così pieni di dignità.

Qualcuno ci vuole convincere che quanto succede ha ragioni religiose, oppure dipende da guerre tra culture diverse, ancora volgarmente antiquate, e che noi povera Europa facciamo il possibile , nonostante tutto.

Il problema di questa moltitudine di gente, che sfugge ad un genocidio, non è assolutamente dovuto a nostre responsabilità.

Non è stata l’Europa o la superpotenza americana ad inventarsi i dittatori fantoccio, spietati e sanguinari, i vari Saddam Hussein, Gheddafi ed oggi Assad, utili a mortificare il loro popolo, e pronti ad arricchirsi, lasciando che le ricche superpotenze depredino di ogni ricchezza i loro cittadini.

Non basteranno barriere , perchè chi oggi bussa alle nostre frontiere è disperata, e conosce la verità e le nostre colpe.
Non si fermerà ed oggi pretende solo pane e case, ma se domani dovesse chiederci giustizia, se dovesse chiederci conto di quanto abbiamo rubato loro. Basteranno le foto dei vari summit, i muri, il cambio delle leggine, i miliardi per farli rimanere in campi tenda ?
Nel 1789 la rivoluzione francese riportò in europa i valori di uguaglianza, libertà e giustizia, e rivoltò il mondo di allora, sarebbe auspicabile che persone di buon senso in Europa, comprendessero che cosa sta succedendo, e che  non si può più vivere nel benessere, se questo è ottenuto sfruttando i paesi più poveri.

Quello che sta succedendo è la più antica delle guerre: i poveri contro i ricchi, che li hanno impoveriti.

Per quanto riguarda quelle famiglie meravigliose che arrivano in Italia per sfuggire alle guerre, sembra che da noi non ci sia posto, che nelle nostre città non ne abbiamo per noi, figurarsi per altri.

Eppure in Italia, in Umbria, Calabria, Toscana, Molise…. abbiamo borghi meravigliosi abbandonati o semi-abbandonati. Vissuti da persone vecchie , ma con grandiose tradizioni, artigianali, agricole, artistiche, culinarie, che stiamo lentamente perdendo perchè i nostri giovani preferiscono le grandi città ai loro paesini di origine.

Sarebbe auspicabile provare a trasferire in quelle case abbandonate queste famiglie che hanno solo bisogno di case e lavoro. L’integrazione non sarebbe difficile, si salverebbero queste famiglie, insieme alla nostra antica tradizione e cultura.

Ed i nostri Borghi meravigliosi non morirebbero, ma vivrebbero una seconda vita, alimentando lentamente anche l’economia di quei luoghi moribondi. Non è difficile, basta provarci.

feb

17

Una Bambina senza nome

Autore: Francesco Floro Flores


Giorni fa ad una bambina di circa 10 anni è stata legata una cintura di esplosivo. La si è fatta andare verso il mercato, e poi fatta esplodere.

Chissà cosa pensava quella bambina, mentre le legavano l’esplosivo alla vita. Se era consapevole della morte, che a breve l’avrebbe raggiunta, se ne aveva paura, o se già, così piccola era felice di lasciare questo mondo che le aveva riservato forse solo tristezza. E se aveva una madre che la cercava, che si straziava per quella morte infame.

Chissà se qualche attimo prima di morire si è girata ancora verso il suo aguzzino, per implorargli pietà. Chissà se invece credeva di essere stata liberata e magari ha vissuto qualche attimo di felicità.

Quanto malvagio deve essere quell’uomo, o forse solo quanto stupido ed ignorante quel carnefice.

Il libero arbitrio a tanta malvagità ha portato l’uomo!

Forse questa terra è stata abbandonata da un Dio del bene, e se anche il Diavolo l’avesse lasciata,  per quanto è capace oggi l’uomo.

Umberto Veronesi ha detto che non crede più in Dio, da quando ha visto Auschwitz, ed il dolore indicibile di bambini innocenti uccisi dal Cancro.

Erri De luca invece odia la Patria, le bandiere, le religioni, tutto quello che divide e che porta alle Guerre.

Io vorrei sapere il nome di quella Bambina, per poterla ricordare nella mia mente, per farle arrivare un po’ di calore, perchè penso che in quei momenti, prima di morire,  si senta il freddo  intenso della solitudine.

giu

27

Ciro Esposito

Autore: Francesco Floro Flores


Mentre un giovane Napoletano, ferito a morte, lottava per sopravvivere, un altro napoletano in Televisione prendeva la scena: Genny la Carogna. Un ultra’ che impediva la partita Napoli Fiorentina (Finale di Coppa Italia) e quindi una festa per i tifosi napoletani. Di colui che aveva sparato nessuna traccia, di che cosa seriamente fosse accaduto nessuna informazione.

Come in un oblio televisivo durante la partita e dopo, il tema era Genny e le sue imprese;  per giorni, si e’ scavato sulla sua vita e se ci fosse stata trattativa. L’immagine di Genny era l’immagine di Napoli.
In questa assurda coreografia erano inserite come comparse le piu’ alte cariche dello stato che partecipavano passive alla grande farsa.

Intanto Ciro Esposito moriva, ed ancora oggi i fatti e le responsabilita’ non sono state precisamente definite.

Come un gioco della sorte, nome piu’ simbolico non poteva avere CIRO ESPOSITO, il nome e il cognome piu’ comuni della citta’.

In effetti questo giovane Napoletano incarna l’altra Napoli, quella semplice, quasi banale, che va allo stadio solo per vedere la partita, per poche ore di gioia giovanile. Un ragazzo semplicemente fidanzato, uno di noi, uno dei nostri figli.

Per lui non c’e’ stata cronaca, non ci sono stati studi televisivi alla ricerca del suo passato.

Questa Napoli che muore senza colpe non interessa  nessuno, perche’ non incarna la tipologia della Napoli che si vuole rappresentare.

La Napoli buona e’  ben rappresentata da CIRO, ma anche dalla Sua Famiglia che, piegata dal dolore, chiede solo pace, serenita’.

Ciro Esposito poteva essere uno dei nostri figli, il suo nome diventi emblema di una Napoli troppo silenziosa, troppo passiva e troppo abusata. Una Napoli che pretende giustizia e che non vuole e non deve dimenticare il Sorriso di un altro suo giovane  morto senza colpe.

apr

8

La Passione della Sofferenza

Autore: Francesco Floro Flores


Sono drammatici i numeri della Disoccupazione in Italia, ma in generale, la disoccupazione e’ in salita in Europa, rispetto al resto del mondo.

Sembra esserci una totale incapacita’, nella vecchia Europa, di porre le condizioni, affinche’ si sia in grado di creare valore, e con il nuovo valore, il lavoro.

Ancora piu’ drammatico e’ il numero di giovani completamente in stallo, che sono ormai avviliti al punto da non cercarlo piu’ il lavoro. Non si rendono conto che non cercare il lavoro, per loro significa non cercare piu’ un futuro. E questo e’ l’aspetto piu’ drammatico che attanaglia la nostra gioventu’.

Non mi interessa entrare nel merito dei motivi politici ed economici che hanno determinato e determinano una tale situazione, ma piuttosto analizzare le ragioni per le quali i nostri giovani, non tutti , ovviamente, non reagiscano positivamente ad una situazione cosi’ di grande disagio.
Certo, piu’ disagevole ancora doveva essere la situazione dei nostri padri e nonni nel dopoguerra, dove bisognava partire veramente da zero, e facile sarebbe stato avvilirsi e deprimersi.

Ma allora, diversamente da oggi, c’era Passione, determinazione nel volere fare, e non sarebbe bastata  la passione da sola, se non ci fosse stata la capacita’ di soffrire, quella virtu’ che di fronte alle difficolta’, alla sofferenza di non riuscire, da’ la spinta, la Forza ad andare avanti comunque ed a qualunque costo.

Questa virtu’, la Passione della Sofferenza e’ quella che oggi manca a molti nostri giovani.

La Passione nasce dal desiderio forte di raggiungere la Meta che si e’ prefissi. La meta, la costruzione del proprio futuro, nasce piu’ facilmente, dove fertile e’ la cultura, ma molta gioventu’ non coltiva la cultura, piuttosto si e’ appiattita sempre piu’ verso falsi miti e falsi valori.

E quando , invece , c’e’ la meta e la Passione per raggiungerla ci si ferma ai primi ostacoli, perche’ non c’e’ abitudine a soffrire, mancano le forze o peggio, non si considerano necessarie  per l’obiettivo da raggiungere !

E questa, e’ la maggiore causa dell’oblio, nel quale ci si perde !

La nostra gioventu’ ha pero’ un alibi forte . Mancano Esempi.

Sempre, in qualunque Storia, in qualunque Periodo ci sono stati gli Esempi, i miti che hanno emozionato e stimolato le giovani generazioni.

Oggi mancano, quando non sono dei cattivi esempi.

gen

20

Lo ZOO Ultima Versione

Autore: Francesco Floro Flores


Mi piace molto passeggiare in queste giornate invernali, senza visitatori, nei punti meno frequentati dello zoo, perché ancora ne scopro luoghi bellissimi. L’ultima scoperta, dopo due alberi di avogado, una pianta di cedro ed una camelia secolare. Ce ne sono tante di colori stupendi, ora in fiore. Il degrado degli ultimi vent’anni ha avuto un effetto protettivo nei confronti della natura stessa che si e’ quasi rinchiusa , per esplodere adesso, attraverso accurate potature, che ne stanno portando in risalto la stupenda bellezza. All’ingresso e’ spettacolare la struttura di 4 palme intrecciate che fanno un unico tronco.

Ma se guardi lo zoo con gli occhi di un architetto ti accorgi delle qualita’ artistiche di Piccinato, nel disegno integrale dello zoo, ed in particolare di alcune opere tutte essenziali : l’ingresso e la voliera in particolare, dove le strutture sono leggerissime , lasciando spazio alla natura : alberi ed animali.

Gli animali, che ora sono alimentati nel modo migliore, hanno riacquistato vitalita’, vivacita’ , ma soprattutto sembrano gradire la presenza dei bambini, quel vociare chiassoso che non li infastidisce, anzi sembrano, a volte di fare smorfie o prendere pose particolari.

Avevo  7/8 anni  ( mamma mia 50 anni fa ) quando volevo liberare la tigre, soffrivo a vederla andare su e giu’ senza pausa. E credo che la festa piu’ grande dello zoo, sara’ il giorno della loro liberazione in uno spazio adeguato con 3 laghetti dove si potranno immergere completamente ed acqua corrente, simulando il piu’ possibile il loro ambiente naturale.
Ma non sara’ solo la festa per le tigri,  sara’ anche la festa dei napoletani. Sara’ il giorno in cui avremo dimostrato che si puo’ fare, che si puo’ fare anche a Napoli. Che un luogo di bellezza incredibile, portato al degrado totale, infestato da letame in ogni angolo possibile, acquisira’ dignita’ internazionale e restituira’ dignita’ agli animali, ed ai napoletani.

Una citta’, la nostra, dove si combatte SEMPRE, chi vuole fare. C’e’ una parte silenziosa, ma potente della nostra citta’ ed allo stesso tempo incapace, che puo’ sopportare tutto: la camorra, i rifiuti tossici, i tumori, ma che non riesce a tollerare chi vuole fare bene, e pretende di riuscirci.
Questa citta’ usa le armi improprie della calunnia ed usa la burocrazia, utilissima, quando serve fermare l’iniziativa, arrogante nella sua presunzione, cattiva nell’esercizio del Suo potere, abile nel tessere il sottile ricatto, mai in forma diretta , ma sempre attraverso teste di legno, stupide, e vuote alleate sempre al finto potente di turno.

Riportare lo Zoo di Napoli in Europa, mi sembrava una sfida imprenditoriale onerosa dal punto di vista finanziario, scientifico, organizzativo. Scopro invece, che la sfida vera e’ vincere nella mia citta’, contro la mia citta’.

Confido in tutti i bambini ed in tutte le mamme che ci sostengono, che ci incoraggiano, in tutti i napoletani che si sono stancati di essere violentati, da inetti incapaci, ubriachi del loro piccolo potere, a tempo.

Intanto mi contemplo il laghetto, portato quasi al suo antico splendore, a come lo aveva pensato Piccinato.
E  mi sembra di  vederlo sul ponte, Piccinato,  che mi sorride e mi incoraggia.

ott

18

La Terra Dei Fuochi

Autore: Francesco Floro Flores


Il nome ‘La Terra Dei Fuochi’ fa pensare a luoghi di grande fascino, alla Patagonia, a quelle zone del mondo dove si può ammirare l’aurora boreale.

Oggi , però, la Terra dei Fuochi è un’area terribile della Regione Campania dove uomini incoscienti hanno sversato  rifiuti tossici.

In questa terra c’e’ un allarmante aumento di tumori e sono morti e stanno morendo Bambini.

Per  molti Napoletani quel problema sembra essere veramente in Patagonia, invece forse e’ gia’ nelle loro case : nelle verdure, nella mozzarella, nella frutta, forse anche nell’acqua.

Mi ha colpito un disperato appello di un abitante di Giugliano che gridava : Come e’ possibile che si sia pentito solo un camorrista, nemmeno dei piu’ autorevoli !!!

Gia’, dove sono gli Imprenditori che hanno prodotto questi rifiuti, perche’ in un rigurgito di dignita’ non si fanno avanti e si denunciano.  Ci raccontassero  che tipo di rifiuti hanno prodotto e producono, quando li hanno consegnati ai camion dei delinquenti, e come oggi ci possiamo difendere da quei veleni. Ma soprattutto, dove sverseranno i prossimi rifiuti.

Perche’ chi indaga, chi oggi e’ a contatto con quei bidoni malefici non ne rivela  e ne rileva la provenienza. Perche’, ancora, si grida genericamente alla camorra, mentre quei bidoni gridano nomi e cognomi di quelle imprese maledette e di quei maledetti imprenditori, che a spregio di ogni legge, e tradendo la loro coscienza, hanno avvelenato i bambini innocenti della Campania, della mia terra!!!

E dovo sono i politici, con la p minuscola,  che avrebbero potuto formulare leggi semplicissime attraverso le quali si poteva obbligare  l’impresa, a dichiarare attraverso un adeguato diario giornaliero, i  rifiuti prodotti e quindi l’obbligo di dichiararne il deposito di sversamento.

E dove sono i veri delinquenti : quelli che hanno fatto affari con gli imprenditori : perche’ non si denunciano e denunciano codesti imprenditori, ancora piu’ delinquenti !!!

Spero non sapessero della tossicita’ di quello che prelevavano e che stavano avvelenando le loro terre, le loro famiglie, i loro nipoti e futuri pronipoti.

E perche’ i cittadini che capivano, che vedevano, si sono nascosti, perche’ hanno taciuto, e se non hanno taciuto allora denuciassero oggi chi e’ stato omertoso.

Napoli puo’ rinascere, ma  solo se, invece del nome generico della  Camorra , faremo i nomi e cognomi di chi delinque.

lug

3

La rivoluzione è Donna

Autore: Francesco Floro Flores


Qualche giorno fa, tre giudici, tutte Donne, condannavano il Presidente del Consiglio a 7 anni, a fronte di un Procuratore della Repubblica, Ilda Boccassini, anche Lei Donna, che ne aveva richiesti 6.

Sono convinto che molti che leggono, non ricordano il nome del Giudice, Giulia Turri e delle sue due colleghe, Carmen D’Elia, e Orsola De Cristofaro.

Nella pronuncia della Condanna il Giudice era teso, e pronunziava la sentenza con autorevolezza e grande senso di responsabilità.

Ella rappresentava la Giustizia e lo faceva nel modo più semplice ed autorevole possibile. Era evidente la consapevolezza della gravità della sua sentenza.

Ci sono volute 4 Donne per riconciliarci con la Giustizia, la loro fermezza, il loro Carattere, il loro amore per il proprio lavoro, il loro grandissimo senso della Giustizia.

Non la sentenza in se’, ma il loro volto tirato, la loro battaglia, mi ha fatto sentire orgoglioso di essere italiano.

Strideva poi, la differenza culturale e d’immagine di queste meravigliose signore, e la volgarità delle testi, e più in generale del contesto in cui i fatti sono accaduti. Finalmente l’evidenza dell’esistenza di un altro mondo, di altre donne che sembravano sparite, non esistere.

Sono convinto che, se il mondo migliorerà, sarà per la forza nuova, che potrà venire dalle Donne.

Una famosa e struggente canzone napoletana  ‘Carmela’ descrive la donna amata  : Rosa, Preta e Stella .

Credo che nella poetica mondiale spesso la Donna sia stata comparata alla Rosa  o ad una Stella . Profumo dolcezza e Luce. Ma in nessuna poesia del mondo la Donna è definita Preta, cioè Pietra, Roccia. Riferimento essenziale.

Solo la Poesia Napoletana, intrisa di Cultura matriarcale, poteva pensare alla Donna, Come PIETRA di Riferimento. Roccia Salda e ferma, Ferma anche nei principi.

Talvolta le Donne Napoletane si sono fatte sentire, ricordo le Madri Coraggio e quelle Donne dei Boss, che hanno rinnegato gli agi, per un futuro diverso per i propri figli.

Oggi si ha un bisogno fondamentale nel nostro Sud, che le Madri e le Nonne riprendano il loro ruolo di Guida del nucleo fondamentale della Famiglia, rinnegando un presente malato , rispetto ad un futuro più difficile, ma più sano per i propri figli.

E proprio il fortissimo senso di madre protettiva, sono convinto determinerà il Cambiamento della nostra Società meridionale, dove fra tanti difetti, sopravvive, proprio grazie alle nostre donne, un ancora forte senso della famiglia.

Grazie alla Turri, che possa essere il suo comportamento, esempio per tutte le Donne italiane.